“Anatomia di un dolore”, intensa mostra fotografica agli Ex Lavatoi di Cuneo

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“Anatomia di un dolore”, intensa mostra fotografica agli Ex Lavatoi di Cuneo

Giovedì 7 novembre, alle ore 19,30, presso gli Ex Lavatoi di Cuneo il progetto “CN/PhotoArt”, curato da Cornelio Cerato, vivrà un nuovo importante momento: l’inaugurazione della mostra fotografica “Anatomia di un dolore” di Vanessa Casaretti. L’esposizione sarà visitabile fino a domenica 24 novembre nel locale di via della Pieve 3. Gli orari di apertura al pubblico coincidono con quelli del locale: dalle 19 alle 00,30, nei giorni di mercoledì, giovedì e domenica, e dalle 19 alle 3 il venerdì e il sabato. Per ulteriori informazioni telefonare al numero 333-2615610.


“Per riconoscere le luci di una salvezza bisogna passare attraverso il dolore, è necessario esplorare ogni angolo ogni anfratto della sofferenza e conoscerne l’anatomia – spiega l’artista -. Dopo il buio c’è sempre la luce ma per trovare la luce bisogna imparare a camminare e muoversi nell’ombra. Ringrazio Elisa, un nome per tutti che con la sua immagine, il suo corpo e la sua storia ha contribuito a dare voce ad un problema, quello dei disturbi alimentari, diventato piaga imponente e distruttiva di una grande percentuale di famiglie nel mondo”.

Vanessa Casaretti è nata a Napoli il 3 agosto 1972. Scenografa e costumista, si è laureata all’Accademia delle Belle Arti “Brera” a Milano nel 1994, prima di prendere parte a numerosi concorsi. Dal 1990 al 1995 è stata impegnata nell’allestimento di mostre in alcune delle più importanti gallerie internazionali, come la Galleria Lia Rumma di Napoli. Dalla collaborazione con Gerard Gayou, Vanessa incontra l’ambito pittorico, partecipando ad alcune mostre personali e collettive in Francia. Si specializza inoltre anche in scenografie teatrali e nel 1996 collabora alla realizzazione di una serie di allestimenti al teatro di Tolosa.

Incontra infine la fotografia, facendone lo strumento per descrivere alcuni lati dell’animo umano e delle sue condizioni di difficoltà. Bianchi e neri severi ed essenziali interpretano emozioni profonde e attimi d’intimità estrema con i suoi soggetti, che restano su fondo nero per esaltarne la purezza. L’assenza di elaborazione digitale, rappresenta la volontà di mantenere un legame stretto con la persona fotografata dove la luce diventa l’unico elemento d’interpretazione della condizione umana.

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