“Ha il sapore della beffa il possibile ritorno dell’Imu sulle aziende agricole” COMMENTA  

“Ha il sapore della beffa il possibile ritorno dell’Imu sulle aziende agricole” COMMENTA  

L’attenzione di Confagricoltura Cuneo sulla possibile entrata in vigore di appesantimenti fiscali a carico delle aziende agricole del territorio resta elevata. Dopo la lettera inviata la scorsa settimana a tutti i sindaci della provincia di Cuneo, in cui l’associazione specifica i gravi effetti dei nuovi tributi Tasi e Tari, a preoccupare è nuovamente l’IMU sui terreni e fabbricati rurali. Il Governo, infatti, ha rinviato a martedì prossimo una decisione definitiva e, stando a quanto riferito dal ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, potrebbe esserci qualche spiraglio per l’esenzione sui fabbricati rurali.

“Come già espresso dai nostri vertici a livello nazionale, il ritorno di questa imposta avrebbe il sapore della beffa – spiega il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio -. È una storia che va avanti da mesi: siamo passati dall’abolizione della prima rata, all’indeterminatezza sulla seconda, per arrivare oggi senza sapere se gli agricoltori saranno più esentati. Un clima di incertezza che ha reso difficile programmare, fare investimenti, prendere decisioni”.

Un conto per l’agricoltura di oltre 346 milioni di euro, che potrebbero aumentare se i Comuni, per recuperare parte del gettito delle prime case, decidessero di alzare l’aliquota del 7,6 per mille. Con tutti i disguidi possibili per effettuare i versamenti, determinati dalla facoltà dei Comuni di decidere le aliquote fino a sette giorni prima il termine di scadenza del pagamento. 

“Avevamo avuto assicurazioni che questa tassa, assolutamente iniqua per il settore, perché colpisce beni strumentali indispensabili all’attività d’impresa – continuano dall’associazione – non sarebbe stata ripristinata. È grave che non ci sia mai stato un confronto diretto con il Governo. Questo viola qualsiasi patto fiscale. Attendiamo la decisione definitiva, ma siamo pronti mettere in atto azioni eclatanti di protesta nel caso i provvedimenti vadano a danneggiare nuovamente le imprese del settore. Tuttavia – conclude Abellonio -, siamo ormai consapevoli di come ogni nostra possibile azione avrà un impatto limitato sulle scelte della classe politica, sempre meno propensa ad affrontare in maniera decisiva i problemi del mondo produttivo locale e nazionale”.

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