“Un’occasione mancata”, la nuova legge sul lavoro non convince le aziende

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“Un’occasione mancata”, la nuova legge sul lavoro non convince le aziende

“Non posso negare un’evidente delusione per aver perso l’occasione di rendere più agevole l’inserimento di nuovo personale nelle aziende e, soprattutto, per non aver colto l’opportunità di garantire una vera flessibilità in uscita, comparabile a quanto in vigore in tutta Europa”. Utilizza parole di rammarico Nicoletta Miroglio, presidente di Confindustria Cuneo, per aprire il seminario tecnico sulla riforma del lavoro che si è svolto martedì 2 ottobre al teatro Don Bosco di Cuneo.
L’appuntamento, che ha visto la partecipazione di numerose aziende associate e di addetti ai lavori, ha voluto essere un momento di approfondimento della legge 92/2012 varata dal ministro Elsa Fornero, approvata dal Parlamento e in vigore dal 18 luglio scorso. Ad entrare nel merito delle misure previste e delle novità introdotte sono stati, al mattino, Pierangelo Albini, direttore dell’area Relazioni industriali, sicurezza e affari sociali di Confindustria, che ha illustrato “Le tipologie contrattuali ed il nuovo regime dei licenziamenti dopo la Riforma Fornero” e, nel pomeriggio, Santo Eugenio Delfino, direttore dell’Inps di Cuneo, che ha parlato di “ASpl, Mini ASpl, Cassa Integrazione Guadagni, Fondi bilaterali e indennità di mobilità: la nuova disciplina degli ammortizzatori sociali”.
In particolare, Pierangelo Albini ha messo in luce i motivi per cui il mondo industriale si trova a fare i conti con una riforma che non viene incontro alle reali esigenze delle imprese.

“In un momento come questo ci saremmo aspettati elementi di maggiore modernità – ha detto il rappresentante nazionale di Confindustria – invece ci troviamo ad applicare una legge che non cambia assetto al mercato del lavoro ed è inadeguata per affrontare la congiuntura economica sfavorevole”. A non convincere, oltre alle misure previste dalla legge, è stato il metodo con cui è stata condotta la discussione con le parti coinvolte: “Inizialmente eravamo stati convocati per delle audizioni, un elemento di discontinuità rispetto al passato che ci faceva ben sperare per una svolta anche su tematiche complesse come quelle dei rapporti di lavoro – ha continuato Albini -. Poi, purtroppo, non è andata come ci si auspicava: a metà strada tutto è cambiato e si è giunti ad una legge che non tiene conto del mondo reale, in quanto i problemi delle imprese sono diversi da quelli immaginati dal Governo”.
Durante il convegno si è passati poi ad un’analisi più dettagliata dei cambiamenti apportati dal legislatore, mettendo l’accento sull’aumento dei vincoli che accompagnano l’utilizzo dei contratti a tempo determinato e di quelli a progetto da parte delle aziende.

In seconda battuta, si è passati ad una rapida panoramica della nuova normativa sui licenziamenti. “Prendendo come spunto di partenza il principio che più vincoli poni all’ingresso, più dovresti toglierne in uscita, anche da questo punto di vista inizialmente abbiamo creduto che fosse possibile una riforma avanzata che ci ponesse all’avanguardia in Europa, invece quanto realizzato ci fa fare dei passi in avanti, ma non nella misura che credevamo”.

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