1° maggio, Fassino contestato, Fassino applaudito. - Notizie.it

1° maggio, Fassino contestato, Fassino applaudito

Torino

1° maggio, Fassino contestato, Fassino applaudito

“Ogni Primo Maggio abbiamo avuto delle contestazioni, l’importante sono le migliaia di persone che stanno qui dietro gli striscioni, io sto bene”, ha detto il sindaco Fassino ieri. La contestazione è stata portata avanti dai membri del centro sociale Askatasuna.

Alcuni ragazzi sono stati portati in questura, dopo che l’esplosione di una bomba carta aveva creato tensione e paura. Il corteo che sfilava in via Po si è diviso in due tronconi, poiché altri ragazzi sono penetrati all’interno del corteo, poco dietro le istituzioni. Divisi da queste da un cordone di agenti, hanno sfilato tranquillamente. Fassino contestato, dunque, come titolano i giornali di oggi. Ma anche applaudito, dai cittadini che osservavano la sfilata ai lati della strada.

Questi disagi sono comprensibili, data la situazione: si festeggia una giornata del lavoro in un paese in cui il lavoro non c’è. Un po’ come se qualcuno costruisse un gigantesco presepe a La Mecca.

Un ultimo appunto.

Tanti hanno festeggiato questo giorno, ma, in Italia, sembra che l’ignoranza riguardo alle origini di questa festa sia pervasiva. Qualcuno arriva a dire che è una festa solo italiana, o (peggio!) solo dei sindacati italiani.

Correva l’anno 1886: i primi giorni di maggio negli Stati Uniti iniziò lo sciopero generale che portò all’ottenimento delle otto ore lavorative. In quegli stessi giorni si susseguirono incidenti tra le forze dell’ordine e gli operai (la manifestazione è diventata celebre come “rivolta di Haymarket”). Negli scontri morirono diversi operai e anche qualche poliziotto. Successivamente l’allora presidente Groover Cleveland pensò al 1° maggio come giorno per commemorare i martiri di Chicago.

Solo durante il ventennio (e, a sentire qualche ignorante di ieri, anche oggi) si pensava al 1° maggio come una festa solo italiana. Quindi ocio, come si dice a Torino, e ricordiamoci anche di Chicago.

Vittorio Nigrelli

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