10 giugno 1924: L’omicidio Matteotti

Storia

10 giugno 1924: L’omicidio Matteotti

Erano le 16.15 quando l’onorevole socialista Giacomo Matteotti uscì di casa per recarsi a Montecitorio; stava percorrendo il lungotevere Arnaldo da Brescia quando cinque uomini sbucati da una Lancia Lambda lo assalirono. Dopo una violenta colluttazione l’onorevole venne trascinato in auto, qui Matteotti non smise di lottare e riuscì, mentre l’auto attraversava Ponte del Risorgimento, a gettare fuori da un finestrino il suo tesserino di parlamentare, che venne ritrovato da due contadini. Fu l’ultima azione nota dell’onorevole. Della sua scomparsa ne parlarono i giornali già il giorno dopo ma solo il 12 Mussolini affrontò la questione in Parlamento, respingendone ogni responsabilità. Le indagini, portate avanti dall’integerrimo magistrato Mauro Del Giudice prima che Mussolini lo pensionasse forzatamente, grazie alle testimonianze di alcuni testimoni oculari portarono all’identificazione dei cinque rapitori. Questi erano tutti esponenti di spicco della polizia segreta fascista: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Amleto Poveromo, Augusto Malacria e Giuseppe Viola. Fu quest’ultimo a piantare un coltello nel torace di Matteotti uccidendolo.

Colpa dell’onorevole fu di aver pubblicamente denunciato alla Camera, nella seduta del 30 maggio, le violenze squadriste avvenute durante le recenti elezioni chiedendone l’annullamento, con un discorso divenuto famoso che si concluse con queste profetiche parole:

<< Io il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me. >>

Il corpo venne ritrovato solo il 16 agosto, in un bosco presso Riano. La conseguenza più significativa di questo crimine fu che la reazione dei deputati d’opposizione, la cosiddetta secessione dell’Aventino con la quale abbandonarono il Parlamento, permise a Mussolini di far approvare senza ostacoli quelle leggi dette fascistissime che di fatto segnarono l’inizio della dittatura.

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