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10 miliardi di tagli dall’Italia in cambio di nuovi accordi con l’UE

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10 miliardi di tagli dall’Italia in cambio di nuovi accordi con l’UE

L’esecutivo di Matteo Renzi è alle prese in questi giorni con i piani economici per il prossimo anno.
Dopo i dati sulla crescita del pil, con un +0,2% rincuorante solo per ottimisti inguaribili, il governo ha iniziato a rendere nota l’intenzione di procedere ad una sostanziale riforma del mercato del lavoro, basata per lo più sulla concessione di ampi sgravi su tutte le nuove assunzioni.
Per farlo, però, occorrono fondi, che possono essere cercati con una feroce campagna di tagli interni oppure andando a battere i pugni con l’Europa per ottenere un nuovo margine sul deficit.
Impossibile la prima, se Renzi ci tiene a rimanere dov’è (cosa di cui non si deve certo dubitare), impossibile pure la seconda, visto il clima generale di Bruxelles, inacidito poi, con ogni probabilità, dalla vicenda greca.
Potrebbe però non essere impossibile mettere in pratica un piano con entrambe le opzioni: un taglio mirato, meno violento e più sostenibile, specie all’occhio popolare, abbinato, o meglio, quasi dato in cambio, di un nuovo margine sul deficit.

Sta quindi prendendo forma l’idea di un taglio da 10 miliardi per il prossimo anno, di cui 3 provenienti dalla sanità (portando avanti con coerenza quanto già fatto quest’anno), 3 miliardi recuperati da una drastica riduzione dei beni e servizi commissionati dagli enti pubblici, realizzata tramite una preliminare riduzione del numero delle stazioni appaltanti, 2 miliardi da tagli alle spese dei ministeri e altri 2 miliardi da tagli alle agevolazioni fiscali.
Si cammina sulle uova, come si dice, specie per quello che riguarda il rapporto con gli enti locali e le loro controllate, nonché per quello che riguarda il capitolo agevolazioni, dove il governo dovrebbe fronteggiare gli interessi di settori come autotrasporti e agricoltura, le cui lobby non sono, per tradizione, clienti facili.

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