11 gennaio 1944: Puniti i traditori del fascismo

Storia

11 gennaio 1944: Puniti i traditori del fascismo

Conclusosi il giorno prima il processo lampo cominciato l’8 gennaio, si procedette immediatamente ad eseguire le condanne, visto i giorni tumultuosi che si prospettavano. Così Galeazzo Ciano, Emilio De Bono, Luciano Gottardi, Giovanni Marinelli e Carlo Pareschi furono fucilati al poligono di tiro di Porta San Procolo, da un plotone di 30 militi fascisti comandati da Nicola Furlotti. Il processo di Verona, come passò alla storia dal nome della città veneta dove si tenne, fu il procedimento giudiziario inscenato, in seguito alla liberazione di Mussolini da parte dei nazisti e alla creazione della Repubblica Sociale nel Nord Italia, contro quei componenti del Gran Consiglio del Fascismo che, nella seduta del 25 luglio del ‘43 votarono per la destituzione del duce, e che non riuscirono a nascondersi in seguito all’Armistizio di Cassibile dell’8 settembre 1943. L’imputato più importante era Ciano, marito di Edda Mussolini, figlia prediletta del dittatore, ed erede designato al comando del partito fascista.

Era intenzione di Benito farne un esempio, inoltre la sua morte avrebbe risolto il problema delle numerose informazioni riservate di cui era a conoscenza, sui rapporti tra lui ed Hitler, e che avrebbe potuto divulgare agli Alleati. Per questo fu fucilato con gli altri nonostante gli accorati appelli che la figlia fece al padre.

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