13 dicembre 1294: Il Gran Rifiuto COMMENTA  

13 dicembre 1294: Il Gran Rifiuto COMMENTA  

« Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,

vidi e conobbi l’ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto. »

E’ con questi versi del III Canto dell’ Inferno che Dante descrive Celestino V, posto da lui tra gli ignavi, coloro che in vita non fecero il male ma non si prodigarono nemmeno per il bene.

Forse un giudizio eccessivo quello del sommo poeta per uno dei papi più discussi della storia. Pietro Angelario nacque in una famiglia di contadini molisani probabilmente nel 1209.

Entrò da giovanissimo in convento mostrando fin da subito una certa predisposizione all’ascetismo. Infatti nel 1239 si ritirò in una caverna del Monte Morrone, sopra Sulmona, guadagnandosi il soprannome di Pietro del Morrone.

Si trasferì per un breve periodo a Roma, per studiare al Laterano, ma già nel 1241 ritornò sul Morrone, dimorando in una grotta vicina alla chiesa di Santa Maria di Segezzano.

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Ma avere compagnia non faceva per lui e decise di rifugiarsi in un’ancora più impervia caverna sulla Maiella, da cui si allontanò solo per la gestione dell’ordine di monaci da lui fondato, che in seguito in suo onore presero il nome di Celestini. La sua fama di uomo di grande virtù era oramai diffusa in tutta la cristianità quando il 5 luglio del 1294, dopo quasi due anni di turbolento conclave, fu eletto all’unanimità come 192° Papa della Chiesa di Roma. L’elezione, abbastanza sorprendente, di un semplice eremita, totalmente a digiuno di esperienza di governo, può essere giustificata con la volontà di accontentare l’opinione pubblica, stanca del protrarsi dell’elezione, e dal fatto che nessuno dei candidati maggiori poteva mettere d’accordo tutti. Leggenda vuole che la notizia della sua elezione gli fu portata da tre vescovi che risalirono la Maiella. All’inizio, spaesato per la grande responsabilità che gli era caduta addosso, rinunciò all’investitura, ma poi il suo senso d’obbedienza prese il sopravvento. Convocò tutto il Sacro Collegio nella città dell’Aquila, presso la basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove il 29 agosto fu incoronato col nome di Celestino V. Il suo primo atto ufficiale fu la Bolla del Perdono, che in pratica garantiva l’indulgenza plenaria a chiunque si recasse pentito dei suoi peccati alla basilica aquilana tra la sera del 28 e quella del 29 agosto, anticipando un concetto che sarebbe stato poi sviluppato con la creazione del Giubileo. Questa Perdonanza viene celebrata ancora oggi nella città abruzzese. Ma il peso dell’incarico si rivelò eccessivo per il povero frate,  la cui amministrazione pervasa di ingenuità e ignoranza non stava tra l’altro giovando alla Chiesa. Cosicché, probabilmente sobillato dal cardinale Benedetto Caetani, della cui competenza in diritto canonico si avvalse, il 13 dicembre decise di abdicare dal soglio pontificio, tra lo stupore dei cardinali che provarono a fargli cambiare, inutilmente, idea. Undici giorni dopo venne eletto il nuovo papa, proprio quel Caetani, con il nome di Bonifacio VIII.  Questi, temendo che i cardinali a lui avversi potessero rimettere sul trono Celestino, diede ordine di tenerlo sotto controllo. Saputa la cosa da alcuni cardinali a lui vicini,  il vecchio eremita cercò di rifugiarsi in Grecia, ma venne catturato a Vieste e imprigionato nella rocca di Fumone, appartenente alla famiglia dei Caetani. Qui vi morì il 19 maggio, fortemente debilitato dalla prigionia. Bonifacio VIII, forse per sviare i sospetti che fosse l’artefice della sua morte, avviò subito il processo di canonizzazione. Il corpo fu prima inumato nella chiesa di Sant’Antonio a Ferentino, gestita dai Celestini, per poi essere traslato nel 1317 nella basilica di Collemaggio, dove tuttora dimora.

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