13 gennaio 1898: J’accuse

Storia

13 gennaio 1898: J’accuse

Così si intitola l’editoriale che il famoso scrittore parigino, di origini italiane, Emile Zola scrisse sul giornale socialista L’Aurore e indirizzato al Presidente della Repubblica Francese Fèlix Faure. In questo, Zola, dice la sua su quell’affaire Dreyfus, che stava infiammando la scena politica francese da settimane. Alfred Dreyfus era un ufficiale di artiglieria, ebreo alsaziano, che, nel 1894, venne accusato di tradimento e spionaggio a favore dell’Impero tedesco, da un Comando Generale sotto pressione e alla spasmodica ricerca di un capro espiatorio per l’infausto esito della guerra franco-prussiana del 1871. Il processo avvenne a porte chiuse e si concluse con la condanna dell’ufficiale, il quale, dopo la cerimonia pubblica di degradazione, dove gli vennero strappati i gradi e spezzata la spada, venne trasferito nella prigione dell’Isola del Diavolo, nella Guyana francese. Fin da subito ci furono dubbi sull’intera vicenda e, due anni dopo, il colonnello Georges Picquart, da poco assegnato all’ufficio comunicazioni dello Stato Maggiore, fece riaprire il caso, presentando una relazione nella quali dimostrava l’innocenza di Dreyfus e la colpevolezza del maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy, dalla vita privata turbolenta e con grossi debiti di gioco.

Come ricompensa per i suoi sforzi il povero Picquart venne rimosso dall’incarico e trasferito nelle colonie. La grancassa mediatica era però già partita. Lo scrittore e amico di Dreyfus, Bernard Lazare, iniziò un’energica campagna stampa a favore dell’innocenza dell’amico a cui aderirono molti degli intellettuali francesi, come Charles Péguy e Octave Mirbeau. E in quest’ambito che va ad inquadrarsi l’articolo di Zola, con cui denunciava al Presidente le falsità e le mistificazioni del processo, accusando poi quelli che riteneva i veri colpevoli. Per queste sue rivendicazioni lo scrittore fu condannato ad un anno di carcere e a 3000 franchi di multa per vilipendio alle forze armate. Tutto questo portò comunque alla riapertura del caso e all’istituzione di un nuovo processo, durante il quale però, nonostante fossero state dimostrate le false testimonianze e le contraffazioni delle prove del precedente processo, i giudici confermarono la condanna all’ufficiale, probabilmente subendo pressioni dalle gerarchie militari, con la fantasiosa accusa di “tradimento con attenuanti”.

Per evitare ulteriori nuove polemiche da parte dell’opinione pubblica, il governo francese chiese a Dreyfus di presentare domanda di grazia, cosa che avrebbe sottointeso l’ammissione di colpevolezza, la quale, una volta accettata avrebbe messo fine alla vicenda. La proposta fu accettata dall’ufficiale e dai suoi avvocati e nel 1898 Alfred Dreyfus fu finalmente un uomo libero. L’ultimo strascico della questione si ebbe nel 1902, alla morte di Emile Zola a causa delle esalazioni di una stufa difettosa; non furono in pochi a pensare che potesse essere stato assassinato per la sua parte nell’affaire.

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