13 marzo 1881: Attentato allo zar

Storia

13 marzo 1881: Attentato allo zar

Nonostante si fosse rivelato un sovrano alquanto liberale rispetto ai suoi immediati predecessori, lo zar Alessandro II divenne il bersaglio principale del gruppo rivoluzionario russo Narodnaja volja (“Volontà del popolo”), che mirava al rovesciamento dell’autocrazia nazionale. In quasi 30 anni di regno aveva finalmente posto fine alla servitù della gleba, che si trascinava dal medioevo, riformò università e fisco per renderli più efficienti, e creò delle assemblee elettive per il governo locale. Anche la sua politica estera fu molto positiva, portando l’impero russo alla sua massima espansione territoriale. Ciononostante, come detto, entrò nel mirino dei rivoluzionari, soprattutto dopo la repressione delle rivolte in Polonia, che per ben tre volte cercarono di assassinarlo. La prima il 6 giugno 1867 per mano del rivoluzionario polacco Antoni Berezowski, poi ci provò Aleksandr Konstantinovič Solov’ëv il 14 aprile 1879, e infine anche la bomba usata da Stepan Nikolaevič Chalturin il 17 febbraio 1880 fallì nello scopo. Solo il 13 marzo dell’anno seguente il gruppo riuscì nel suo intento criminoso: mentre tornava nel Palazzo d’Inverno, a San Pietroburgo, dopo la lezione di equitazione, la sua carrozza fu fatto oggetto del lancio di una bomba a basso potenziale. Quando lo zar scese per controllare i danni fu centrato dall’esplosione di un secondo ordigno. Gli successe il figlio, Alessandro III che fermò il processo riformista iniziato dal padre. I responsabili dell’attentato vennero tutti presi nel giro di poco tempo e giustiziati.

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