14 dicembre 1911: L’uomo raggiunge il Polo Sud

Storia

14 dicembre 1911: L’uomo raggiunge il Polo Sud

All’alba del ventesimo secolo erano ben pochi i posti ancora inesplorati che solleticavano la fantasia degli intrepidi esploratori dell’epoca. Uno di questi era senz’altro il Polo Sud, situato nella sterminata Antartide, territorio le cui impervie condizioni climatiche, unite alle limitazioni tecnologiche di allora, rendevano la permanenza dell’uomo impossibile. Quasi contemporaneamente due degli esploratori di maggior fama iniziarono a preparare una spedizione per arrivare al polo. L’inglese Robert Falcon Scott, che aveva già tentato di compiere l’impresa nel 1902, avvalendosi anche dell’ausilio di una mongolfiera, fallendo; e il norvegese Roald Engelbregt Gravning Amundsen, scopritore del passaggio a Nord-Ovest. Questi raccolse i fondi necessari per la sua impresa raccontando ai suoi investitori che si apprestava alla conquista del polo Nord, secondo opinione comune progetto più realizzabile, non voleva neanche allertare Scott, che era più avanti nei preparativi, rischiando di essere superato. Fu solo quando la Fram ( in norvegese “Avanti”), la nave su cui viaggiava, raggiunse Madera che comunicò all’equipaggio, al mondo e anche a Scott, con un telegramma, la vera destinazione del viaggio.

Il 14 gennaio 1911 la Fram approda in Antartide, nella Baia delle Balene, dove viene approntato il campo base. Una posizione decisamente migliore rispetto a quella di Scott, col ghiaccio più stabile e ben 100 km più vicino al polo del campo base britannico. Dopo mesi di preparazioni, esplorazioni, rifornimenti e pianificazioni il 19 ottobre, anticipando di 5 giorni la partenza di Scott, Amundsen, con Olav Bjaaland, Helmer Hanssen, Sverre Hassel, e Oscar Wisting, su quattro slitte trainate da 52 cani, partirono per il polo. Il viaggio si rivelò migliore del previsto, dove l’unico grave disagio affrontato fu una violenta tempesta di neve che li costrinse a rimanere rifugiati in tenda per 4 giorni una volta raggiunto il plateau antartico. Il 7 dicembre il gruppo arrivò alla longitudine di 88°23, la massima raggiunta dall’uomo fino allora. Una settimana dopo, esattamente 100 anni fa, i cinque norvegesi, con i 16 cani superstiti, arrivarono al Polo Sud.

Per certificare il suo primato, visto che si era deciso di non portarsi dietro l’ingombrante telegrafo senza fili, sul posto venne tirata su una piccola tenda, con all’interno una lettera che certificava l’avvenimento. Il 25 gennaio il gruppo ritornò al campo base, dopo 99 giorni di viaggio e quasi 3000 km percorsi. Si narra che Henrik Lindstrom, il cuoco del campo, al loro arrivo gli chiese, con totale nonchalance: « Allora, com’è il Polo? Ci siete stati ». Ben altra sorte toccò alla spedizione di Scott. Gravata fin dalla partenza dalla pessima decisione di utilizzare mezzi motorizzati e pony, invece di avvalersi solo delle slitte e dei cani, fu tormentata da numerosi contrattempi e situazioni climatiche avverse. Alla fine i britannici raggiunsero il Polo solo il 17 gennaio, 35 giorni dopo Amundsen. Tremenda fu la delusione alla vista della tenda norvegese. Durante il viaggio di ritorno, debilitati dalla fatica, la neve, la fame e un’epidemia di scorbuto, l’intero gruppo di Scott trovò la morte.

Un evento che nell’opinione pubblica oscurò anche l’impresa di Amundsen, la cui pregressa esperienza artica si rivelò fondamentale per riuscire a diventare il primo uomo a visitare il Polo Sud. La comunicazione dell’evento fu comunicata al mondo solo il 7 marzo 1912, quando la Fram raggiunse il porto di Hobart, in Tasmania, dando finalmente accesso ad Amundsen ad una linea telegrafica.

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