16 dicembre 1773: Il più costoso tè della storia d’Inghilterra

Storia

16 dicembre 1773: Il più costoso tè della storia d’Inghilterra

Dopo oltre un secolo dall’inizio della colonizzazione, i rapporti tra Londra e le sue colonie nordamericane rimanevano complicati. I coloni non potevano che sentirsi sudditi di seconda categoria dalle decisioni discriminatorie prese dal governo inglese, situazione poi peggiorata con la salita al trono di Giorgio III. Questi emanò tasse particolarmente odiate dalla popolazione americana, come lo Sugar Act, che tassava zucchero, caffè e vino; o lo Stamp Act, che tassava ogni materiale stampato e pubblicato. La misura fu colma con la creazione nel 1773 del Tea Act. Questo vide la nascita in seguito al boicottaggio promosso da John Hancock, commerciante e politico di Boston, che con lo slogan “no taxation without rapresentation”, voleva danneggiare la Compagnia delle Indie, unico importatore della bevanda dalla Cina, per ottenere un maggior numero di rappresentanti americani nel parlamento inglese. I coloni cominciarono a comprare il tè di contrabbando e i ricavi della Compagnia passarono in pochi mesi da 320.000 a 520 sterline. Per venire in aiuto alla sua principale compagnia commerciale, la corona abolì il dazio che era tenuta a pagare per il commercio del tè nelle colonie americane, permettendole di venderlo ad un prezzo più basso persino dei contrabbandieri stessi. Questa ennesima dimostrazione di come il re volesse tutelare sempre e solo la madrepatria fece decidere agli americani di agire. Si crearono molti circoli segreti che riunivano chi voleva opporsi all’Inghilterra. Uno dei più importanti era proprio a Boston e si chiamava Sons of Liberty, guidati dallo statista Samuel Adams. In una loro riunione tenutasi il 16 dicembre, si decise di compiere un’azione dimostrativa contro il Tea Act. In quei giorni, in molti porti delle colonie si erano tenute delle dimostrazioni spontanee degli abitanti contro le prime navi inglesi cariche di tè successive all’entrata in vigore del provvedimento, impedendole di scaricare a terra il loro carico. Il governatore di Boston Thomas Hutchinson però vietò alle navi di lasciare il porto finché non avessero scaricato il tè. Così la nave Dartmouth era ancorata da giorni nel porto presso Griffin’s Wharf, quando la sera stessa del 16 un gruppo di “figli della libertà” travestiti da indiani Mohawk, per evitare possibile accuse di alto tradimento, la assalì e ne gettò il carico a mare. La risposta del governo inglese fu durissima, con la promulgazione delle cosiddette “leggi intollerabili” dove tra l’altro si stabiliva la chiusura del porto di Boston, si limitava l’indipendenza amministrativa del Massachussets, e i due leader della contestazione Adams e Hancock furono dichiarati colpevoli di alto tradimento. Queste dure misure però ebbero l’effetto contrario, spingendo sempre più la popolazione locale a ribellarsi. Due anni dopo cominciò infatti la Guerra d’Indipendenza di cui questo cosiddetto Boston Tea Party venne riconosciuto come una delle cause scatenanti.

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