17 dicembre 546: La prima conquista gotica di Roma

Storia

17 dicembre 546: La prima conquista gotica di Roma

Ad Odoacre ed i suoi barbari germanici succedettero, nel controllo dell’Italia post-romana, gli Ostrogoti di Teodorico, provenienti dai Balcani e spinti verso l’Italia dall’imperatore romano d’Oriente Zenone. Con una saggia politica di tolleranza stabilì una tranquilla convivenza con la popolazione locale, mantenendo in vigore l’apparato statale tardo imperiale, e inoltre, le continue conquiste territoriali a discapito dei regni confinant,i donarono un periodo di prosperità a tutta la penisola. Ma due eventi quasi contemporanei cambiarono radicalmente lo stato delle cose: nel 526 morì Teodorico, a cui succedette il nipote Atalarico sotto la reggenza della madre Amalasunta; nel 527 invece salì al trono d’Oriente il giovane Giustiniano, intelligente ed ambizioso, voleva ricondurre sotto l’aquila imperiale tutti quei territori persi ad Occidente. Atalarico morì giovanissimo e Amalasunta fu costretta ad associare al trono il cugino Teodato. Nel frattempo stringeva stretti rapporti d’amicizia con l’imperatore d’Oriente, a quel tempo impegnato nella riconquista dell’Africa dai Vandali, e a cui era intenzionata a cedere pacificamente l’Italia.

Scoperta la cosa, Teodato fece confinare la donna sul lago di Bolsena per poi farla strangolare nel 535. Giustiniano usò l’omicidio dell’alleata come scusa per dichiarare guerra ai Goti. Alla testa di più di 10000 soldati, Belisario, il vittorioso generale della guerra africana, sbarcò in Sicilia, che conquistò rapidamente. Di slancio assoggettò in meno di due anni tutta la penisola fino a Roma, che gli aprì volontariamente le porte per accoglierlo come liberatore. Qui si ebbe la prima decisa reazione dei goti, al cui comando nel frattempo era salito il generale Vitige, che assediarono inutilmente la città per un anno. Ricevuti rinforzi da Costantinopoli, Belisario continuò nella sua opera di conquista, ricacciando oltre il Po tutti i goti della penisola ed arrivando ad assediare la loro capitale, Ravenna. Qui, fingendo di accettare le richieste dei barbari di diventare loro re, si fece aprire le porte della città e catturò Vitige, che poi scortò personalmente a Costantinopoli nel 540.

Approfittando dell’assenza di Belisario dall’Italia, e facendo tesoro degli errori commessi dai sui predecessori, il nuovo capo degli Ostrogoti, Totila, intraprese una fulminea e vittoriosa campagna di riconquista che gli permise in capo a pochi anni di riprendere gran parte del territorio italico. Fu così che nel 544 Belisario fu rimandato in Italia, questa volta non pienamente supportato dal suo sovrano, che cominciava a soffrire di gelosia nei confronti della fama sempre crescente del suo generale. Nonostante ciò, tra mille difficoltà, riuscì a riportare sotto controllo il sud Italia e, nel 546, si diresse verso Roma, assediata da Totila. Questi, il 17 dicembre, riuscì ad entrare in città, grazie al tradimento di una guarnigione di guardia, mentre i bizantini erano diretti nella vicina Porto, dove era attraccata la loro flotta, richiamati da un falso allarme. Non si comportò da conquistatore, ma preservò il popolo e le opere d’arte della città, cercando così di accattivarsi il favore della popolazione.

Belisario riconquistò la città qualche mese dopo, in una fase della guerra che non vedeva progressi né da una parte né dall’altra. Nel 548 Belisario ritornò in Oriente e Totila due anni si riappropriò della Città Eterna, in modo molto più violento e distruttivo questa volta. Fu solo un decennio dopo che il successore di Belisario, il generale Narsete, conquistò la definitiva vittoria dei bizantini, dopo una lunghissima guerra che aveva gettato l’Italia in uno stato di desolazione e decadenza da cui riuscirà ad uscirne solo secoli dopo. Il sogno di ricostruire un nuovo Impero Romano con Roma durò poco però. Oltre le Alpi un nuovo e potente popolo si stava muovendo verso la penisola, i Longobardi.

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