17 febbraio 1600: Il rogo di Giordano Bruno COMMENTA  

17 febbraio 1600: Il rogo di Giordano Bruno COMMENTA  

Nato a Nola nel 1548 Filippo Bruno, per studiare la filosofia da lui tanto amata senza doversi preoccupare del proprio sostentamento, decise di entrare nel convento domenicano di San Domenico Maggiore a Napoli cambiando il nome in Giordano una volta presi i voti.

Le sue idee anticonformiste sulla chiesa gli attirò subito le attenzioni della Santo Uffizio. Fuggito da Napoli per timore di un arresto iniziò a peregrinare per l’Italia e l’Europa, cercando ovunque di ottenere una cattedra universitaria per diffondere le proprie idee ma trovando quasi sempre la ferma opposizione dell’ambiente accademico tradizionalista.

Divenuto famoso per i suoi studi sulla memoria venne invitato a tornare in Italia, a Venezia, dal nobile Giovanni Mocenigo, desideroso di apprendere da lui i “segreti della memoria”.

Quando però gli fece presente il suo desiderio di ritornare a Francoforte per sistemare alcuni suoi affari lo denunciò all’Inquisizione veneziana che lo arrestò nel maggio del 1952.

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Quando sembrava che fosse riuscito ad ottenere la liberazione arrivò l’ordine di estradizione a Roma cosicché nel febbraio del 1593 si ritrovò nelle prigioni vaticane.  Tra udienze e torture il processo si protrarrà per 7 anni, e alla fine, davanti al netto rifiuto di Giordano di abiurare alcune delle idee a cui più credeva, come la negazione della creazione divina e dell’immortalità dell’anima, e la sua concezione eliocentrica dell’universo che lui credeva infinito, venne condannato al rogo l’8 febbraio 1600. Fu dopo la lettura della sentenza che pronunciò le famose parole «Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» («Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla»).  Il 16 venne portato a Campo de’ Fiori, per ironia l’unica piazza del centro di Roma priva di chiese, con una mordacchia che gli impedisse di parlare, dove fu legato ad un palo e bruciato vivo. Le ceneri vennero poi disperse nel Tevere. Divenuto col tempo simbolo delle vittime dell’oscurantismo ortodosso della Chiesa, alla fine dell’800 un comitato che vantava appartenenti illustri come lo scrittore Victor Hugo si fece promotore dell’iniziativa per erigere un monumento commemorativo al frate. Nonostante le feroci proteste di papa Leone XIII, che aveva persino minacciato di abbandonare la città, il monumento, opera dello scultore Ettore Ferrari, venne inaugurato a Campo de’ Fiori il 9 giugno 1889, un evento che richiamò l’attenzione di tutta Europa.

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1 Commento su 17 febbraio 1600: Il rogo di Giordano Bruno

  1. POSSA LA CHIESA RENDERSI CONTO CHE NON PUO’ PIU’ NASCONDERE, GRAZIE ALLE NUOVE TECNOLOGIE INFORMATICHE LA VERITA’ AL POPOLO PER ANNI HA SVIATO LE MENTI CON LA FALSITA .MA VI RENDETE CONTO DELL POTERE FINANZIARIO CHE HA’ LA CHIESA !!!QUANTI DANNI HA FATTO E CONTINUA A FARE ,TU ERI ALLEATA CON I NAZISTI COME PUOI TU CHIESA NASCONDERE TANTA VERGOGNA ,LODE AL GRANDE GIORDANO BRUNO E A TUTTI I MARTIRI COME LUI ,NON HAI SANTI CHE SI SONO COMPRATI LA SANTITA CON IL DENARO,ITALIANI NON CI VUOLE TANTO PER POTER CAPIRE LA VERITA’ (ALDO SPAOLONZI )

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