18 maggio 1980: Eruzione del St Helens COMMENTA  

18 maggio 1980: Eruzione del St Helens COMMENTA  

Una serie di piccoli eventi sismici iniziati sul finire di marzo preannunciarono che Mount Saint Helens, un vulcano situato nello stato americano di Washington in prossimità dell’Oceano Pacifico, si stava risvegliando dopo una quiete secolare.

Il peggiorare della situazione col passare dei giorni (i terremoti erano sempre più forti e ravvicinati, piccole eruzioni e fumarole crearono diverse fratture nel terreno), convinse gli scienziati dell’USGS (United States Geological Survey) a chiedere alle autorità di chiudere ai visitatori l’accesso al parco naturale di cui faceva parte il vulcano nonostante le loro proteste, visto che in pochi credevano ad una possibile grande eruzione.

Fu una decisione che si rivelò decisiva per la vita di quelle centinaia di persone. Alle 8:32 del 18 maggio, un improvviso terremoto di magnitudo 5.1 staccò quasi interamente il fianco nord della montagna che franò a valle fin quasi a 250 km/h; contemporaneamente un’esplosione nel cratere proiettò in aria una colonna di fumo che aggiunse i 24 km d’altezza, liberando milioni di metri cubi di gas, rocce e lapilli che si depositarono in un’area di migliaia di  chilometri quadrati, arrivando ad interessare ben 11 stati.

Morirono migliaia di animali e 57 persone, una di queste fu il vulcanologo David A. Johnston che quella mattina stava monitorando la situazione a pochi chilometri di distanza dal vulcano.

L'articolo prosegue subito dopo

Fu una delle più potenti eruzioni del XX secolo e cambiò per sempre l’aspetto della montagna.

Leggi anche

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*