19 marzo 2002: L’omicidio Biagi

Storia

19 marzo 2002: L’omicidio Biagi

Come ogni sera, arrivato alla stazione di Bologna in treno da Modena, dove insegnava alla facoltà di economia, Marco Biagi inforcò lo sua bicicletta e si avviò verso casa. Non poteva immaginare che quella volta fosse seguito. Alle 20.07 era in pratica giunto davanti alla sua abitazione quando due persone in scooter, coperti da un casco integrale, gli spararono contro sei colpi. Morì pochi minuti dopo tra le mani dei paramedici chiamati in soccorso. Dopo Massimo D’Antona, Biagi è il secondo giuslavorista che le Nuove Brigate Rosse, l’organizzazione terroristica che mirava ad essere la continuazione delle BR, uccidono nell’ottica di una punizione ai collaboratori dello stato nel contesto di riforma del lavoro. Fu usata tra l’altro la stessa arma in tutti e due gli attentati. Come venne fuori nel successivo processo ai colpevoli, l’attentato fu possibile solo grazie alla mancanza di scorta del professore a cui, nonostante le pesanti minacce ricevute, venne tolta solo qualche tempo prima dall’allora ministro dell’Interno Claudio Scajola.

Consulente del ministro del Welfare Roberto Maroni per la riforma del mercato del lavoro, a lui è dedicata la controversa legge che, modificando tra gli altri l’art.18 dello Statuto dei lavoratori, è da molti additata come la causa principale delle diffusa precarietà lavorativa di questi ultimi anni.

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