2 gennaio 1960: Muore il Campionissimo COMMENTA  

2 gennaio 1960: Muore il Campionissimo COMMENTA  

Nato a Castellania, in provincia di Alessandria, il 15 settembre 1919, la vita del giovane Fausto Coppi subisce una svolta quando conosce Biagio Cavanna, “guru” del ciclismo dell’epoca che, cogliendone subito il grande potenziale, lo avvia alla carriera professionistica subito con ottimi risultati.

Si fa conoscere all’Italia nel Giro d’Italia del 1940. Partito come semplice gregario del capitano della sua squadra, Gino Bartali, conclude la corsa con la maglia rosa addosso, la sua prima vittoria nelle corse a tappe.

Da lì in poi, soprattutto dopo che, nel 1946, viene ingaggiato dalla Bianchi, che gli costruisce un’ottima squadra intorno, ci fu un susseguirsi di vittorie nelle classiche e di record dell’ora stabiliti, sempre all’insegna della rivalità con l’altro grande ciclista italiano dell’epoca, il suo ex capitano Gino Bartali, una rivalità che diventerà leggendaria.

Il 1949 è l’anno che lo consacra uno dei più forti ciclisti di sempre; dopo aver vinto la Milano – Sanremo e il Giro di Lombardia, vince pure il Giro d’Italia e, due mesi dopo, il Tour de France; primo ciclista al mondo a realizzare questa prestigiosa doppietta.

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Dall’anno dopo però, a causa di una serie di infortuni e di disgrazie, come la morte dell’amatissimo fratello Serse, entra in un periodo di crisi da cui ne esce solo dopo un anno vincendo di nuovo il Tour nel 1953 e, dopo qualche mese, anche il Campionato del Mondo. E’ in questo periodo che viene resa pubblica la sua storia d’amore con Giulia Occhini, la cosiddetta Dama Bianca, dal soprannome che un giornalista francese le diede per il soprabito che indossava. Ambedue già sposati, la relazione creò enorme scandalo nell’Italia di allora, e costò ai due anche qualche mese di galera, poi condonati. L’anno dopo rivince il Giro d’Italia, e sarà la sua ultima vittoria in un corsa a tappe.  Nel 1959 entra far parte dal neonato team corse San Pellegrino, creato da Gino Bartali, suo rivale di sempre. Nel dicembre di quell’anno partecipa, con la sua nuova squadra, ad una corsa nell’odierno Burkina Faso. Qui, in seguito ad una battuta di caccia, contrae la malaria. Rientrato in Italia già febbricitante, le sue condizioni peggiorarono tanto che fu necessario il ricovero in ospedale, a Tortona. I medici sbagliarono purtroppo la diagnosi, pensando che si trattasse solo di una più aggressiva forma di influenza, e non lo curarono quindi come si sarebbe dovuto. Il 1 gennaio entra in coma, morendo la mattina successiva, a soli 40 anni.

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