20 settembre 1870: La breccia che unificò l’Italia

Storia

20 settembre 1870: La breccia che unificò l’Italia

La questione romana fu il problema più importante che si trovò ad affrontare il neonato Regno d’Italia; mancavano infatti solo la Città Eterna ed i suoi territori, ancora sotto controllo papale grazie alla protezione dell’imperatore francese Napoleone III, per unificare l’intera penisola. Lo spostamento della capitale del regno da Torino alla più vicina Firenze era sintomatico delle intenzioni del governo Cavour, il suo pensiero era “libera chiesa in libero stato”, di non rinunciare alla conquista di quella città in cui tutti gli italiani riconoscevano la propria capitale. Approfittando dello scoppio della guerra franco-prussiana, e dopo settimane di trattative con le maggiori potenze europee per rassicurarle sulla sicurezza che sarebbe stata garantita al pontefice, nel settembre del 1870 iniziarono i preparativi per la presa di Roma. Il 10 un corpo di spedizione di circa 50000 uomini, al comando del generale Raffaele Cadorna, dall’Umbria si diresse verso l’Urbe. Dopo tre giorni di assedio, durante i quali si sperava che papa Pio IX consegnasse spontaneamente la città, alle 9 di mattina del 20 l’artiglieria piemontese aprì una breccia nelle mura, all’altezza di Porta Pia, da cui fecero irruzione i bersaglieri.

Per evitare inutili spargimenti di sangue Pio IX non ordinò nessuna resistenza, ma, condannando quell’atto bellico, si considerò prigioniero dello stato italiano rinchiudendosi nel suo palazzo del Vaticano, inaugurando quei rapporti tesi tra stato e chiesa che verranno risolti solo con i Patti Lateranensi nel 1929. Terminava così il millenario Stato Pontificio che tanto influenzò la politica europea per secoli. Il 2 ottobre si tenne il plebiscito che sancì l’annessione della città all’Italia. Poco tempo dopo Vittorio Emanuele II stabilì la propria residenza ufficiale al palazzo del Quirinale; Roma era capitale d’Italia.

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