21 febbraio 1917: Il Colpo di Zurigo COMMENTA  

21 febbraio 1917: Il Colpo di Zurigo COMMENTA  

Con l’entrata in guerra al fianco degli stati della Triplice Intesa, l’Italia dovette affrontare oltre che l’esercito anche il terribile ed efficiente servizio segreto asburgico, l’Evidenzbureau o EB.

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Le azioni dei loro agenti infiltrati, tra i quali anche uno dei segretari di papa Benedetto XV, arrecarono gravissimi danni soprattutto alla marina regia, con i sabotaggi delle corazzate “Bendetto Brin” al largo di Brindisi e “Leonardo da Vinci” nel mare di Taranto, decimando la potenza della flotta.

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Dal canto suo, il controspionaggio italiano era abbastanza carente in capacità ed organico, allestito in tutta fretta dopo l’improvvisa entrata in guerra contro quello che fino ad un attimo prima era un nostro alleato, e poteva contare più che altro sulla buona volontà di chi vi entrava in servizio e sul patriottismo delle decine di persone “arruolate” nelle terre irredente.

Ciononostante si riuscì a catturare un agente nemico, un italiano vendutosi per denaro, intenzionato a far saltare il bacino idroelettrico presso Terni. Dal successivo interrogatorio si scoprì chi era la mente dell’organizzazione, Rudolph Mayer, vice-console austriaco a Zurigo, il cui ufficio venne identificato da un rifugiato italiano residente nella città svizzera, Livio Bini, che così facendo sperava di guadagnarsi il rientro in patria.

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Allora il capitano di vascello Marino Laureati, che era a capo di quell’operazione, decise di allestire subito una squadra da mandare in terra elvetica per penetrare nell’ufficio di Mayer e trafugarne ogni documento sensibile. A capo della squadra fu messo il tenente Pompeo Aloisi, a cui venne dato l’incarico di copertura di diplomatico all’ambasciata italiana di Berna. Gli altri furono i due ingegneri triestini Salvatore Bonnes e Ugo Cappelletti, che si sarebbero occupati degli aspetti tecnici della faccenda, il marinaio Stenos Tanzini, l’uomo d’azione, il fabbro Remigio Bronzin, specialista nel fabbricare chiavi, e lo scassinatore Natale Papini, pescato nelle carceri livornesi, e che si sarebbe dovuto occupare della cassaforte. Dopo mesi di pedinamenti, appostamenti e copia delle 16 chiavi necessarie per girare liberamente negli uffici austriaci si decise di agire la notte del Giovedì Grasso, contando sulla confusione del carnevale per passare inosservati. Purtroppo però c’era una diciassettesima porta che non avevano considerato, e furono costretti a rimandare il tutto. Ottenuta la copia anche della chiave mancante riprovarono l’impresa la notte del seguente Martedì Grasso, 20 febbraio. Nonostante ci vollero più di quattro ore per forzare la cassaforte, tanto che si era nella mattina del Mercoledì delle Ceneri quando tutto finì,  alla fine i tanti agognati documenti erano nelle mani di Aloisi e compagni. Questi comprendevano la lista di tutti gli agenti presenti nel territorio italiano e tutti i codici di cifratura. Uno smacco da cui l’EB non si riprese più, e che forse fu decisivo per le sorti del conflitto.

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1 Commento su 21 febbraio 1917: Il Colpo di Zurigo

  1. Sono ormai tre anni che mi occupo di indagare per mio personal interesse su questa vicenda.Ho letto molto a riguardo tra articoli di giornale e libri pubblicati di recente.Mio bisnonno (Stenos Tanzini) lasciò un memoriale delle sue oltre 50 missioni in incognito compiute per i servizi segreti italiani, dedicando largo spazio a questa vicenda del Colpo di Zurigo e leggendolo mi sono reso conto che i fatti come accaduti ci sono giunti in maniera molto distorta .C'è molto di più da conoscere su questa vicenda, come ad esempio il fatto che furono condannati degli innocenti, che non furono processati dei colpevoli salvati dal prestigio e grado che li ricoprivano, che coloro che presero il merito della riuscita della missione in realtà furono coloro che ne pregiudicarono l'esito e così dicendo…
    Il racconto della vicenda narrata da Stenos si conclude così:
    ''Chi aveva interesse a tacere?''
    ''Chi si volle salvare?''
    Lui lo sapeva benissimo ma gli fu ordinato di tacere ed in un secondo tempo fu ''esiliato'' in Spagna.
    Nelle sue parole si evince l'amarezza di non esser riuscito a far condannare chi di dovere.
    Prima della conclusione del processo:''Io al comandante C**z, avrei potuto finalmente rinfacciare tutti i soprusi patiti ed in presenza del presidente C******o avrei chiesto spiegazione dei documenti che si erano fatti sparire non permettendo così di vendicare i Valorosi morti sulle navi affondate!''.
    ''Mi recai a Bari ma il comandante C**z non venne! In sua voce arrivò un telegramma del Ministero in cui si annunciava che per esigenze di servizio il comandante era partito per la Cina!!!Quando il presidente lesse il telegramma…..scrisse sull' enorme fascicolo del processo con matita blu:ASSOLTI PER NON AVER COMMESSO IL FATTO.

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