22 dicembre 1849: La mancata esecuzione di Dostoevskij

Storia

22 dicembre 1849: La mancata esecuzione di Dostoevskij

Era il 23 aprile quando Fëdor Michajlovič Dostoevskij, emergente giovane scrittore moscovita con all’attivo già alcuni capolavori come Il sosia e Le notti bianche, venne arrestato, accusato di far parte di una società segreta, volta a rovesciare l’ordine costituito, guidata da Petrasevskij, sostenitore del socialismo utopistico di Fourier. Nonostante non ci furono prove che dimostrassero che i suoi legami con Petrasevskij andassero oltre che la semplice amicizia, lo scrittore, insieme ad altre venti persone, venne condannato a morte. Era la Russia dello zar Nicola I, fautore dell’assolutismo più radicale e contrario a tutto ciò che poteva apparire liberale, tanto che creò ad hoc un corpo di polizia segreta, chiamata “Terza sezione”, che serviva a controllare meglio i sudditi e reprimere ogni moto di disobbedienza. Fu proprio questa polizia ad arrestare Dostoevskij. Temendo però di andare incontro ad una pesante disapprovazione pubblica lo stesso zar il 19 dicembre commutò la pena capitale dello scrittore in lavori forzati.

Seguendo una tradizione molto in voga all’epoca, il cambiamento venne comunicato allo scrittore solo sul patibolo, tre giorni dopo, quando era già davanti al plotone di esecuzione. Un sadismo atto solo a generare un forte shock psichico nel condannato. Infatti l’esperienza lo segnò molto, peggiorando la sua epilessia e debilitandolo irrimediabilmente nel fisico. Tutto questo generò anni dopo un altro dei suoi capolavori, Delitto e Castigo, dove fa confluire le sue riflessione sulla pena di morte. A gennaio venne deportato in Siberia nella terribile fortezza di Omsk. Fu solo nel febbraio del 1854 che ottenne la libertà per buona condotta, con la possibilità di scontare il resto della pena servendo nell’esercito. Anche la drammatica esperienza siberiana troverà poi rappresentazione in un libro, Memorie dalla casa dei morti.

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