22 febbraio 1943: La fine della Rosa Bianca

Storia

22 febbraio 1943: La fine della Rosa Bianca

Non tutti nella Germania di Hitler erano ciechi seguaci della dottrina nazista, anche se in pochi manifestarono attivamente il proprio dissenso. Tra questi ci furono i ragazzi del gruppo chiamato la Rosa Bianca, attiva a Monaco di Baviera, e composto da cinque studenti dell’università cittadina di Ludwing Maximilian, Hans e Sophie Scholl (che scelse il nome del gruppo), Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf, a cui si affiancò anche il professore di filosofia Kurt Huber. Attivi dal luglio del ’42, distribuivano volantini contro la politica del fuhrer e tappezzavano i muri della città con slogan inneggianti la resistenza. Pubblicarono sei opuscoli dove illustrarono le loro idee, e fu proprio mentre distribuiva l’ultimo, gettandoli sugli studenti dalla scalinata dell’atrio l’ultimo giorno di lezioni, il 18 febbraio del ’43, che Sophie Scholl venne arrestata, consegnata alla Gestapo da un bidello fervente nazista, seguita subito dopo dai restanti membri. I due fratelli Scholl, ritenuti i capi morali dell’organizzazione, vennero immediatamente sottoposti ad interrogatorio e torture, con particolare accanimento verso la giovane sottoposta a sevizie per quattro lunghi giorni.

I due si assunsero fin da subito la totale ed esclusiva responsabilità degli scritti, nella speranza di riuscire a salvare gli altri, inutilmente. Vennero processati per direttissima il 22 febbraio dal Tribunale del Popolo, presieduto dal fanatico giudice Roland Freisler che li condannò in poche ore alla ghigliottina, sentenza eseguita la sera stessa. Nei mesi successivi vennero condannati a morte anche gli altri appartenenti al gruppo. Con la caduta del regime nazista sono stati assurti in Germania come simbolo della lotta alla tirannia, fioccando un po’ ovunque monumenti e celebrazioni a loro dedicati

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