24 febbraio 303: L’ultima grande persecuzione dei cristiani

Storia

24 febbraio 303: L’ultima grande persecuzione dei cristiani

Dopo aver conquistato nel 284 il trono imperiale, Diocleziano si impegnò in una profonda riforma statale per cercare di risollevare l’Impero Romano dalla crisi in cui era piombato negli ultimi decenni, creando la tetrarchia, la suddivisione del paese in quattro parti ben distinte governate da due “augusti” e due “cesari”. A questa divisione amministrativa doveva fare però da contraltare una forte unità sociale: impose il latino ovunque, anche in quelle zone dell’impero dove era d’uso il greco, riformò e unificò il sistema monetario, e naturalmente anche la religione doveva essere una e comune, cioè il culto del Sol Invictus, di Mitra, ma anche di Giove e degli altri dei. Per questo non c’era posto nella sua visione unitaria per quei gruppi religiosi che non volevano allinearsi a queste direttive, come i cristiani. Dopo alcune avvisaglie, il 24 febbraio del 303 venne affisso a Nicomedia, la capitale della parte di impero governata direttamente da Diocleziano, un editto con il quale si ordinava la distruzione dei testi sacri, la confisca dei beni delle chiese, il divieto dei cristiani di riunirsi in assemblee, e per quelli di alto rango la perdita di ogni privilegio e il divieto di accedere alle cariche pubbliche.

A questi seguirono altri editti sempre più duri, che portarono all’arresto di chiunque non rispettasse l’obbligo di sacrificare agli dei. I cronisti cristiani dell’epoca raccontano di quei giorni come lo svolgersi di una guerra, con particolare durezza nei territori controllati da Diocleziano e dal suo cesare per l’Oriente, Galerio, dove ci furono migliaia di martiri. Con l’abdicazione nel 305 di Diocleziano e la successiva lotta di potere, la questione cristiana divenne di secondaria importanza, Galerio addirittura, nel 311, emanò in punto di morte un editto di tolleranza per i cristiani, confermato poi dal nuovo imperatore Costantino. La cristianizzazione dell’Impero era cominciata.

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