24 marzo 1944: L’eccidio delle Fosse Ardeatine

Storia

24 marzo 1944: L’eccidio delle Fosse Ardeatine

Il 23 marzo 12 partigiani delle brigate Garibaldi, utilizzando una bomba collocata in un carrettino per la nettezza urbana, causarono la morte di 32 militari tedeschi in via Rasella, vicino al Quirinale, nella Roma occupata dai nazisti. Il comandante delle truppe di stanza a Roma, Kurt Malzer, in accordo con Hitler, decise di uccidere 10 cittadini romani per ogni tedesco ucciso come rappresaglia. Le vittime furono scelte soprattutto tra ebrei, antifascisti e sospetti partigiani, molti furono anche raccolti nelle carceri romane. Poco meno di 23 ore dopo l’attentato di via Rasella 335 uomini, oltre i 320 per i soldati uccisi se ne aggiunsero altri 15 presi di propria iniziativa dall’ufficiale delle SS preposte all’esecuzione, Herbert Kappler, per compensare un altro tedesco morto nella notte, vennero fucilati in alcune cave di pozzolana sulla via Ardeatina (da qui il nome di Fosse Ardeatine) fatte poi esplodere dagli stessi tedeschi. Per la sua brutalità ed il gran numero di vittime divenne l’evento simbolo della violenta occupazione tedesca della capitale.

Nel dopoguerra i principali responsabili vennero processati e condannati. Kappler, dopo essere stato rinchiuso nel carcere di Gaeta, ammalatosi di cancro, riuscì a scappare dall’ospedale militare del Celio a Roma, per morire qualche anno dopo in Germania, Erich Priebke, capitano delle SS, fu catturato dopo una lunga latitanza in Argentina, l’altro ufficiale Albert Kesserling fu scarcerato nel 1952 per motivi di salute.

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