25 novembre: Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

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25 novembre: Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Oggi, 25 novembre, ricordiamo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita ufficialmente dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite il 17 dicembre del 1999. La data fu scelta da un gruppo di femministe che parteciparono all’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1980.

Le attiviste vollero in questo modo ricordare le tre sorelle Mirabal, Patria (nata nel 1924), Minerva (1926) e Marìa Teresa (1935), uccise a bastonate il 25 novembre 1960 in quanto oppositrici del dittatore Rafael Leónidas Trujillo, che dominò la Repubblica Dominicana dal 1930 al 1961 finchè non venne assassinato a sua volta a seguito del movimento di protesta sorto soprattutto per la morte delle tre attiviste.

Numerosi sono gli appuntamenti organizzati in tutta Italia sia oggi che domani, sabato 26 novembre: appuntamenti in cui si farà presente che quest’anno sono stati 160 i femminicidi nel nostro Paese. In particolare proprio sabato 26 si terrà la manifestazione nazionale – corteo intitolato Non una di meno! Ni Una Menos!: a Roma partirà da Piazza Esedra – vicino alla fermata metro A Repubblica – e terminerà a Piazza San Giovanni – vicino alla fermata metro A San Giovanni –.

Sul web le informazioni sull’evento sono facilmente reperibili: sono stati creati un sito ed un blog apposta.

La manifestazione chiede di combattere una cultura che “alimenta e giustifica” la violenza sulle donne fino ad arrivare al femminicidio; una cultura veicolata dai media i quali presentano la donna in modo stereotipato, non realistico. La manifestazione chiede anche un programma di prevenzione a cominciare dalle scuole arrivando alle università: un programma sull’identità di genere, tema ad andar bene affrontato accidentalmente nell’ambito della formazione socio-sanitaria, della sicurezza o giudiziario. Ambiti quest’ultimi in cui troppo spesso le donne non vengono credute, dissuadendole dal denunciare o facendole pentire di averlo fatto; oppure troppo spesso devono vedersela con pericolose lungaggini burocratiche.

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