26 febbraio 1815: Napoleone fugge dall’Elba COMMENTA  

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Dopo la disastrosa Campagna di Russia e la sconfitta a Lipsia l’esercito di Napoleone era come un grosso animale ferito, braccato dalle maggiori potenze d’Europa.

Rientrato a fatica in Francia, per colpa dell’incapacità dei suoi ufficiali, oltre che per l’oggettiva difficoltà della situazione, non poté fare a meno che accettare la sconfitta decidendo di trattare la resa con i russi, che avevano occupato Parigi e che erano sicuramente meglio disposti verso di lui rispetto ad inglesi e prussiani.

Con la stipula del Trattato di Fontainebleau, dal nome della residenza dove aveva trovato rifugio, Napoleone ottenne la sovranità sull’isola d’Elba e una rendita di due milioni di franchi, oltre a mantenere il titolo di imperatore.

Sbarcò a Portoferraio il 3 maggio del 1814 e subito si impegnò a migliorare le condizioni economiche e sociali dell’isola, grande esportatrice di ferro. Col passare del tempo però, vedendo che i soldi promessi non gli venivano versati e che, da quando trapelato dal Congresso di Vienna in corso, le prospettive per lui si facevano pessime, maturò in lui la decisione di fuggire dall’isola e riparare in Francia, per tentare una nuova scalata al potere contando sul malcontento del popolo nei confronti del nuovo re francese.  Cosicché, organizzando una grande festa in modo da concentrare la maggior parte delle spie nemiche presenti sull’isola nella sua villa, riuscì ad imbarcarsi di nascosto con un piccolo gruppo di granatieri, raggiungendo un bastimento che lo aspettava al largo.

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Tre giorni dopo sbarcò ad Antibes, presso Cannes in Provenza, cominciando la sua marcia verso Parigi.

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