27 gennaio 1901: Muore il Maestro Giuseppe Verdi

Storia

27 gennaio 1901: Muore il Maestro Giuseppe Verdi

Dopo sei giorni di agonia si spense a 87 anni il compositore Giuseppe Verdi, nell’appartamento che era solito prendere al Grand Hotel et De Milan per trascorrervi l’inverno. Secondo le sue istruzioni si fece una cerimonia semplice a cui però assistettero quasi centomila persone. Un altro segno dello straordinario affetto popolare di cui era oggetto dopo che, nei giorni precedenti alla morte, ricoprirono le strade circostanti l’hotel di paglia affinché lo scalpitio dei cavalli non lo disturbasse. Nato a Roncole, una frazione di Busseto in provincia di Parma, il 10 ottobre 1813, venne iniziato alla musica dall’organista della sua chiesa. Venne notato da Antonio Barezzi, direttore della società filarmonica locale, che, intuendone il grande talento, lo prese sotto la sua protezione finanziandone gli studi e il soggiorno a Milano dopo che lui e la figlia, Margherita Barezzi, convogliarono a nozze. Nel 1838 la sua prima opera, l’Oberto, venne rappresentata con un discreto successo alla Scala, in un periodo molto buio per il compositore che in poco più di tre anni perse la moglie e i due figli. Nonostante la tentazione non abbandonò la lirica componendo uno dei suoi maggiori successi, il Nabucco. Seguì un periodo di fervente attività, dove produsse su commissione quasi un’opera all’anno; non a casa soleva riferirsi a quel periodo come i suoi “anni di galera”. Il successo e la fama a livello mondiale arrivarono con la cosiddetta “trilogia popolare” composta dal Rigoletto, Il trovatore e La traviata. Nascendo in lui il desidero della vita di campagna, decise quindi di comprare, ormai ricco, la tenuta di Sant’Agata a Villanova sull’Adda, dove andò ad abitare insieme alla nuova moglie, la soprano Giuseppina Strepponi. A questa vita bucolica corrispose un meno intenso periodo lavorativo, dove però compose comunque capolavori del calibro dell’Aida. Dalla collaborazione con lo scrittore scapigliato Arrigo Boito nascono i suoi ultimi capolavori, l’Otello e il Falstaff, prima di ritirarsi definitivamente a vita privata e lasciare la scena musicale italiana a talenti emergenti del calibro di Puccini e Leoncavallo. Fu sempre un convinto fautore dell’unità nazionale (durante il Risorgimento il suo nome cognome nelle scritte “W Verdi”, che campeggiavano un po’ ovunque sui muri delle città, veniva usato come acronimo di Vittorio Emanuele Re d’Italia) e venne eletto a furor di popolo nel primo parlamento nazionale. E’ stato tra i personaggi più amati di sempre e prova ne sono le innumerevoli piazze, vie, scuole, istituti e teatri intitolatigli, per non parlare dei monumenti che un po’ ovunque in Italia gli sono stati dedicati.

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