27 marzo 1938: La scomparsa di Majorana

Storia

27 marzo 1938: La scomparsa di Majorana

Nato a Catania da un ingegnere e scienziato, Ettore Majorana fin da piccolo mostrò una certa predisposizione alla matematica. Le sue qualità risaltarono ancora di più quando cominciò a studiare fisica all’università di Roma, entrando in contatto con le maggiori personalità italiane del campo come Enrico Fermi ed Emilio Segrè, che lo vollero nell’Istituto di Fisica di via Panisperna. I suoi studi contribuirono a fare grossi passi avanti in termodinamica, fisica nucleare ed ingegneria elettrica. Per ampliare le sue conoscenze venne convinto, con grossi sforzi visto il suo carattere schivo, ad andare all’estero, prima a Lipsia, in Germania, da Heisenberg, dove la sua posizione ambigua nei confronti del nazismo complicò i suoi rapporti con l’ebreo Segrè ed il suo amico Fermi, poi a Copenaghen da Niels Bohr. Tornato in Italia frequentò sempre meno l’istituto di fisica fino ad accettare nel 1937 la cattedra di fisica all’università di Napoli, dopo aver rifiutato le ben più prestigiose Cambridge e Yale.

Qui il suo carattere ed il suo umore continuarono a peggiorare finché fu invitato da parenti ed amici a prendersi un periodo di riposo. Così, la sera del 25 marzo 1938, prese il piroscafo che da Napoli lo avrebbe portato a Palermo per qualche giorno di vacanza. Prima di partire però aveva inviato due lettere, una all’amico e collega Antonio Carrelli l’altra alla famiglia, nelle quali in qualche modo preannunciava una sua “scomparsa”. Il giorno dopo però spedì un telegramma in cui diceva di non tener più conto di quanto scritto precedentemente e che sarebbe ritornato l’indomani. Il 27 marzo però non lo vide più nessuno. Iniziarono subito le ricerche che si protrassero infruttuosamente per settimane. Oltre all’ipotesi del suicidio, mai presa seriamente in esame sia perché il profilo comportamentale del giovane genio non si confaceva al gesto, sia perché prima di scomparire prelevò un elevata somma dai suoi risparmi, si pensò ad una fuga all’estero, in Germania, in Sudamerica o negli Stati Uniti, o anche ad un ritiro in qualche monastero (dai gesuiti secondo la tesi esposta da Leonardo Sciascia nel libro “La scomparsa di Majorana”). Nel corso degli anni ci furono molte testimonianze di persone che affermarono di averlo riconosciuto in giro per il mondo.

Una delle teorie più suggestive fu quella che lo identificava con il misterioso barbone Tommaso Lipari, che per le strade di Mazara del Vallo si dilettava a risolvere facilmente i problemi di fisica degli studenti. Ad oltre 70 anni dalla sua scomparsa però non si sa ancora niente di più sulla sorte del brillante scienziato.

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