28 gennaio 1077: L’umiliazione di Canossa

Storia

28 gennaio 1077: L’umiliazione di Canossa

La lotta per le investiture che stava caratterizzando gli ultimi decenni europei si inasprì improvvisamente quando, nel 1072, l’imperatore del Sacro Romano Impero Enrico IV decise di assegnare ad un suo protetto, Tebaldo, la vacante arcidiocesi di Milano, scatenando le furie del papa Gregorio VII che lo minacciò di delegittimazione imperiale. Come risposta Enrico, dopo aver convocato un apposito sinodo a Worms, dichiarò deposto il papa, invitando i romani ad eleggerne un altro. La reazione del papa non si fece attendere e, oltre la prevista scomunica, tenne fede alla minaccia e sciolse dal giuramento di fedeltà tutti i sudditi dell’impero, delegittimando così il potere dell’imperatore. I principi tedeschi avvertirono Enrico che se non si fosse riconciliato in tempo con il papa avrebbero eletto un nuovo imperatore. Allorché si diresse con parte del suo esercito a Canossa, castello vicino alla via Emilia appartenente alla grancontessa Matilde, una dei feudatari più potenti della zona, dove il papa, in viaggio verso Augusta per presiedere un’importante assemblea, era ospitato.

Qui per tre giorni e tre notti l’imperatore fu costretto ad umiliarsi davanti le porte del castello, cospargendosi il capo di cenere e supplicando di incontrare il papa per chiedergli perdono. Solo grazie all’intercessione della stessa Matilde e dell’abate di Cluny fu introdotto al cospetto del papa, evitandogli di restare in quelle condizioni sotto la bufera di neve che nel frattempo si stava scatenando. La riconciliazione che ne seguì fu solamente apparente e i due si scontrarono varie volte negli anni successivi, mentre la lotta per le investiture non troverà soluzione che secoli dopo. L’impatto dell’evento fu comunque enorme ed ancora oggi, in tutta Europa, si utilizza l’espressione “andare a Canossa” per indicare un pentimento o un atto di umiliazione.

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