29 dicembre 1170: L’uccisione di Thomas Becket

Storia

29 dicembre 1170: L’uccisione di Thomas Becket

La sua ascesa come personaggio influente della nuova Inghilterra normanna fu molto rapida. Nato da due mercanti francesi giunti in Inghilterra sotto Guglielmo il Conquistatore, Thomas Becket fu subito avviato alla carriera ecclesiastica, e , dopo aver completato gli studi a Parigi, entrò al servizio dell’arcivescovo di Canterbury, Teobaldo di Bec. Questi ne fece il suo più stretto collaboratore, mandandolo per l’Europa con l’intendo di fargli studiare al meglio il diritto canonico e quello romano per aiutarlo nei rapporti con la corte reale. Diventato Arcidiacono della cattedrale viene nominato nel 1154 dal nuovo re, Enrico II, Cancelliere del Regno, custode del sigillo reale e in breve la seconda persona più importante della nazione. Appoggiò il re nella sua opera riformatrice dello stato, limitando il potere dei feudatari per fortificare l’autorità monarchica, inoltre, grazie alla sua profonda conoscenza del diritto, contribuì alla creazione di una burocrazia centralizzata efficiente e di un nuovo insieme di leggi, più moderno rispetto alle tradizioni barbariche ancora in uso.

Alla morte di Teobaldo nel 1161 fu naturale nominare lui come nuovo Arcivescovo di Canterbury. La carica però lo responsabilizzò eccessivamente, e da quel momento mutò atteggiamento nei confronti del re e dei suoi bisogni iniziando ad occuparsi quasi esclusivamente degli interessi del clero. Non ci volle molto per arrivare ad uno scontro quando il re volle che tutto il clero si sottomettesse ai “costumi del reame” , delle non bene identificate consuetudini che guidavano la vita sociale. Convocato un concilio a Westminster, Becket e gli altri prelati inglesi rifiutarono la richiesta, e fu necessario l’intervento del papa Alessandro III per calmare gli animi e trovare un compromesso. In un nuovo concilio a Clarendon nel 1164, il re avrebbe presentato per iscritto quali “costumi” intendesse e l’arcivescovo si impegnava a firmare il patto. Ma quando lesse tra le varie clausole anche che gli uomini di chiesa sarebbero dovuti essere giudicati da un tribunale laico e che la nomina per le cariche ecclesiastiche avrebbero dovuto ricevere l’approvazione del re, si rifiutò di firmare e, per sfuggire all’ira di Enrico, si rifugiò dal re di Francia.

Dopo molti anni, sempre grazie all’intercessione del papa, si venne ad un compromesso per permettere, il 1 dicembre 1170, a Becket di tornare in patria, grazie anche al fatto che nel frattempo era salito al trono un nuovo re, Enrico il Giovane. Ma anche con questi i rapporti degenerarono rapidamente e una di lui frase, passata poi alla storia ( “chi mi libererà da questi preti turbolenti?”) segnò la sorte dell’Arcivescovo. Quattro cavalieri del re presero quelle parole come un incitamento a fare giustizia e il 29 dicembre lo trucidarono nella sua cattedrale, mentre era alle prese con i suoi uffici divini. L’avvenimento scosse molto tutta la Chiesa. Il papa scomunicò re Enrico e la sua corte, e nel giro di poco più di due anni canonizzò Becket. Fu da subito un santo molto amato,il cui culto si diffuse anche al di fuori dell’Inghilterra. Canterbury divenne una delle mete più gettonate dai pellegrini, come descritto anche nella celebre opera I Racconti di Canterbury, e San Tommaso Becket divenne un simbolo della resistenza della chiesa all’assolutismo monarchico.

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