3 marzo 1944: Disastro di Balvano

Storia

3 marzo 1944: Disastro di Balvano

Il treno 8017 era costituito da una lunga fila di vagoni, ben 47 per un peso totale di oltre 500 tonnellate, adibite al trasporto di legname, necessario alla ricostruzione dei ponti abbattuti durante la guerra. Partì da Napoli, occupata all’epoca dagli americani, nel primo pomeriggio del 2 marzo 1944 con destinazione Potenza. Arrivato alla stazione di Battipaglia fu necessario cambiare la potente locomotiva elettrica con due locomotive a vapore, visto che una da sola non ce l’avrebbe mai fatta, a causa della mancanza di cavi elettriche in quel punto della tratta (disagio tra l’altro risolto dalle ferrovie italiane solo negli anni Novanta). Oltre al suo carico di legname il treno trasportava anche centinaia di passeggeri, per lo più abusivi, speranzosi di trovare cibo e sicurezza nei più isolati comuni lucani. Alle 00:50 del 3 marzo il treno ripartì dalla stazione di Balvano-Ricigliano, dove era stato fermo più del dovuto per manutenzione alle locomotive; sarebbe dovuto arrivare alla successiva stazione di Bella-Muro Lucano una ventina di minuti dopo, ma passate due ore il treno non si vedeva ancora.

Nessuno immaginò la tragedia che si era nel frattempo compiuta. A causa dell’eccessiva umidità le ruote cominciarono a perdere aderenza ai binari, slittando quando il treno si trovò nella galleria delle Armi, che ha forte una pendenza, non riuscendo ad andare a avanti e rimanendo bloccato a circa 800 metri dopo l’ingresso. Lo sforzo compiuto dalle locomotive per superare lo stallo riempì il traforo di monossido di carbonio uccidendo la quasi totalità delle persone a bordo. Solo i pochi fortunati che si trovavano nelle due carrozze di cosa, le uniche che non erano entrate nella galleria, riuscirono a salvarsi. Le vittime totali superarono le 500 unità, facendo di questo disastro la più grande tragedia della storia delle ferrovie italiane.

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