31 gennaio 1968: L’offensiva del Têt COMMENTA  

31 gennaio 1968: L’offensiva del Têt COMMENTA  

Seguendo le nuove linee guida del suo governo su come combattere quella guerra, cioè non più cercando una vittoria militare, impossibile da ottenere data la disparità di forze, ma indebolendo la posizione statunitense di fronte all’opinione pubblica, il generale nordvietnamita Vo Nguyen Giap, già eroe nazionale per aver liberato il paese dai colonialisti francesi, pianificò un’operazione in vasta scala da eseguire durante le celebrazioni del capodanno vietnamita, il Tết Nguyên Dán.

L’attacco doveva avvenire inaspettato e riguardare i maggiori centri urbani del Vietnam del Sud, nonché la base americana di Keh Sanh, per questo fu scelto il periodo del Tet, durante il quale, da quando cominciò la guerra in Vietnam, vigeva una specie di tregua ufficiosa.

A rendere ancora più difficile la possibilità di una reazione nemica, l’ARVN (l’alto comando nordvietnamita) finse di voler aprire a dei negoziati di pace e proclamò una tregua di 7 giorni a partire dal 31 gennaio, dando così un’impressione di debolezza e arrendevolezza che indusse americani e sudvietnamiti a mandare in licenza molti loro soldati.

Fu così che nella notte tra il 30 e il 31 gennaio i vietcong e l’ARVN lanciarono la loro offensiva. Nonostante un iniziale successo dovuto più che altro all’effetto sorpresa alla fine l’operazione si rivelò un disastro militare, con circa 40.000 morti e nessun obiettivo strategico acquisito.

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Quello che fu una sconfitta sul piano bellico si rivelò alla lunga una vittoria politica fondamentale. Il migliaio di marines morti durante i combattimenti fece capire al popolo americano che la guerra non era né facile né vicina all’esser vinta come volevano far credere dal governo. Questo innescò quel processo di disapprovazione pubblica che portò nel giro di poco tempo al ritiro delle truppe USA dal paese asiatico.

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