4 aprile 1968: L’assassinio di Martin Luther King

Storia

4 aprile 1968: L’assassinio di Martin Luther King

Universalmente riconosciuto come uno dei più grandi combattenti per le libertà civili della gente di colore, seguace come Gandhi della linea della non violenza, il pastore Martin Luther King segnò indelebilmente la scena politica americana negli anni Cinquanta e Sessanta. Dopo la laurea in filosofia iniziò a lavorare come reverendo nella città di Montgomery in Alabama; qui il suo nome balzò per la prima vola alle cronache nazionali quando organizzò un lungo sciopero in seguito alla vicenda di Rosa Parks. Nel corso degli anni la sua attività politica si fece sempre più importante e il suo seguito numeroso, basti pensare alle più di 250.000 persone che parteciparono alla marcia su Washington in seguito ai terribili atti di violenza razziale di Birmingham (Alabama) e all’attentato dinamitardo subito dal reverendo, che proprio davanti a quella immensa folla proclamò il suo celebre discorso che cominciava con “I have a dream”, che gli valse il premio Nobel per la Pace. Si trovava al Lorraine Hotel di Memphis, dove stava organizzando un corteo di protesta, quando un colpo di fucile sparato da un cecchino lo colpì alla testa dopo essere uscito sul balcone. A nulla valsero i tentativi di salvarlo. La sua morte naturalmente causò enormi tumulti in tutti gli Stati Uniti nei giorni seguenti. Per l’assassinio venne incriminato James Earl Ray, criminale con una lunga lista di reati precedenti, catturato all’aeroporto di Londra mentre tentava la fuga verso Bruxelles. In seguito furono molti i dubbi sul fatto che fosse stato effettivamente lui, o solo lui, a pianificare l’omicidio; dubbi ancora irrisolti. I funerali si tennero ad Atlanta in Georgia, sua città natale, alla presenza di migliaia di persone. Un intero popolo pianse la scomparsa della sua guida.

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