4 maggio 1949: La tragedia di Superga

Storia

4 maggio 1949: La tragedia di Superga

Partito dall’aeroporto di Lisbona alle 9:40, l’ I-ELCE, un trimotore Fiat delle Avio Linee Italiane, stava riportando la squadra del Torino con il suo seguito nel capoluogo piemontese, dopo aver fatto scalo a Barcellona per rifornimento. Il tempo sulla città era pessimo, con nubi fin quasi il livello del suolo e un forte vento di libeccio; la visibilità era ridottissima. Alle 17:03, dopo una virata a sinistra superato Pino Torinese per allinearsi con la pista d’atterraggio dell’aeroporto di Aeritalia (oggi Aeroporto Gianni Agnelli), l’aereo si schiantò nel terrapieno alle spalle della Basilica di Superga, situata in cima all’omonimo colle che si erge con i suoi 669 metri di altitudine sulla città. Perirono tutti i giocatori con l’equipaggio, i dirigenti accompagnatori e tre giornalisti, per un totale di 27 vittime. Finiva così tragicamente l’epopea del Grande Torino, vincitore dal ’42 di cinque campionati consecutivi (l’ultimo gli venne assegnato a tavolino in seguito alla tragedia visto che mancavano ancora quattro giornate). Era diventata una delle squadre più famose e forti dell’epoca, e fu per questo che venne invitata dal Benfica per la partita di addio del suo storico capitano Josè Ferreira, motivo di quel viaggio fatale. A identificare i corpi venne chiamato l’ex ct della nazionale Vittorio Pozzo che ben conosceva i giocatori visto che l’Italia era arrivataa schierare 10 giocatori di quel Torino su 11. Le cause del disastro non sono ancora state accertate; una delle ipotesi pende per dare la colpa al forte vento che destabilizzò l’assetto del aereo, un’altra ad un guasto dell’altimetro, un’altra ancora ad un errore del capitano Pierluigi Meroni. Lo shock per la nazione fu così alto che l’anno seguente la nazionale si recò ai Campionati del Mondo in Brasile via nave.

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