Mercato unico digitale, prima bozza di regolamento UE COMMENTA  

Mercato unico digitale, prima bozza di regolamento UE COMMENTA  

Sono state presentate nei giorni scorsi dalla Commissione Europea le prime proposte organiche in tema di mercato unico digitale.

Lo aveva promesso, il presidente Jean Claude Juncker, che si sarebbe, fra le altre cose, concentrato su questo argomento e, ora, sembra stia per passare ai fatti. L’argomento principale riguarda la possibilità di estendere all’intero continente le condizioni di fruizione di un pacchetto digitale acquistato in un singolo paese. “Le persone che acquistano legalmente contenuti digitali, che si tratti di film, libri, partite di calcio o serie televisive, devono poterli guardare ovunque in Europa” è l’enunciato espresso dal vice presidente Andrus Ansip nel corso di una conferenza stampa. Il sunto è perfetto in termini tanto di esposizione del problema, quanto di soluzione prospettata dalla Commissione UE. Al momento, infatti, “gli abbonati italiani a Sky Now TV non possono guardare i programmi negli altri paesi dell’Unione”, come ha esemplificato in modo corretto il Sole 24 Ore.


I lavori sono iniziati, ma si tratta di un primo passo, sul quale è probabile che sarà necessario ritornare per tutti gli approfondimenti del caso. La bozza di regolamento proposta da Bruxelles, infatti, ha stabilito che, almeno in prima battuta, la portabilità degli abbonamenti sarà limitata ai casi di “presenza temporanea” all’estero, perciò ora la palla passa ai singoli fornitori di servizi, ai quali spetterà dare una definizione di tale status.

In pieno rispetto dell’impostazione liberista, inoltre, la Commissione non ha dato alcuna indicazione circa l’eventuale controllo, o il blocco, dei prezzi, che pure sarebbe coerente con il fatto che un acquisto effettuato in Francia, ad esempio, sia valido anche in Italia.

Un non trascurabile aumento della domanda, ipotizzato dalla Commissione, farebbe il resto in quanto a calmierazione del mercato. Vedremo, ma è chiaro che, così partendo, l’estensione della fruizione dei pacchetti, per quanto non aggravata dall’acquisto di ulteriori licenze da parte dei fornitori di servizi (questo, invece, la Commissione lo ha chiarito), sembra impostata come un servizio aggiuntivo e non come l’aggiustamento di una limitazione ingiustificata dei diritti dei consumatori.

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