Migranti, la Commissione UE contro l’Italia COMMENTA  

Migranti, la Commissione UE contro l’Italia COMMENTA  

L’Italia, dopo tutti gli sforzi fatti nel corso di quest’anno per far fronte all’emergenza migranti e in un quadro generale in cui il piano di ricollocamento deciso dall’Europa risulta di fatto disatteso e inapplicato, rischia di essere multata.


“Dal 20 luglio 2015” ha reso noto la Commissione UE, “quando è entrato in vigore il regolamento Eurodac, fino alla fine di novembre 2015, i dati relativi agli arrivi irregolari mostrano che 65050 cittadini di paesi terzi sono giunti via mare e le statistiche dell’Eurodac mostrano che sono state rilevate le impronte digitali di soli 29176 cittadini di paesi terzi.

Considerando anche i dati aggregati dal primo gennaio al 30 novembre 2015, i dati di Frontex, confermati dalle autorità italiane, mostrano che l’Italia ha accolto 144186 arrivi irregolari di cittadini di paesi terzi, ma le statistiche di Eurodac indicano che, nello stesso lasso di tempo, solo 50822 cittadini di paesi terzi sono stati sottoposti al rilevamento delle impronte digitali”. In altre parole, “malgrado gli sforzi compiuti dall’Italia per ampliare la capacità di rilevamento delle impronte digitali di cittadini di paesi terzi o apolidi, le statistiche continuano a mostrare ampie discrepanze nei dati trasmessi al sistema centrale dell’Eurodac”.

Ecco perché la Commissione UE ha deciso di aprire nei confronti dell’Italia una procedura di infrazione, sottolineando che il nostro paese “dispone di 530 milioni di euro”, per “aumentare le proprie capacità in aree quali i centri di accoglienza, le decisioni in materia di asilo, l’integrazione, i rimpatri, incluso in materia di centri di trattenimento e detenzione, controllo e sorveglianza dei confini e lotta alla criminalità coinvolta nel contrabbando e traffico di esseri umani”. Immediata e secca la replica del premier Matteo Renzi, secondo il quale “l’Europa non sta facendo tutto quello che serve”. “Noi” ha proseguito Renzi, “avvieremo 5 hotspot, ma non è partita la relocation come vorremmo.

Noi possiamo fare anche senza l’Europa, è l’Europa che non può fare senza se stessa, e non basta lavarsi la coscienza dando soldi a qualche paese”.

Il richiamo al mancato funzionamento a regime del sistema di ricollocamento è corretto, ma, dall’altra parte, le parole della Commissione UE potrebbero celare la vera accusa rivolta all’Italia: il ricollocamento non può partire se, alla base, non è rispettata la procedura di identificazione dei migranti.

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Tutto credibile, sulla carta, ma, poi, i numeri sono impietosi. E’ vero che sono 50 mila circa i cittadini di “paesi terzi”, come dice la Commissione, identificati in modo corretto contro un totale di quasi 150 mila. Allo stesso modo, come ha notato il Corriere della Sera, “sono poco più di duecento i migranti trasferiti in altri paesi e questo basta a dimostrare che in realtà il progetto di cooperazione è ormai fallito”.

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