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Cop 21, conclusa la conferenza e sottoscritto l’accordo
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Cop 21, conclusa la conferenza e sottoscritto l’accordo

La Conferenza Mondiale sul Clima Cop21 si è appena conclusa e ha richiesto solo un giorno in più per arrivare alla formulazione e sottoscrizione di un accordo quadro da parte di tutti i paesi presenti. Tutti, nessuno escluso.

Un successo, dal punto di vista diplomatico, legato ad una chiara presa di posizione da parte degli USA, ai precedenti accordi da questi ultimi raggiunti con la Cina in materia di riduzione dell’inquinamento, del riconoscimento dei diritti dei paesi in via di sviluppo da parte di quelli a maggiore industrializzazione, della scelta di non prevedere in alcun caso delle sanzioni. Un capolavoro, per certi aspetti, apprezzatissimo da tutti e da molti indicato come ‘il massimo che si potesse fare’. In realtà, gli accordi di Parigi non sono certo privi di difetti, perché, purtroppo, risulta ancora molto chiaro come la fame di incremento del prodotto interno lordo sia il vero tema principale, al quale persino la salvaguardia del clima e della nostra stessa salute deve piegarsi.

D’altro canto, a voler essere ottimisti, si può riconoscere che, quanto meno, non è stato ripetuto il flop totale, umiliante e meritevole di diluvio universale della conferenza di Copenhagen.

A Parigi si è deciso che entro la fine del secolo l’aumento di temperatura non dovrà superare i +1.5 gradi centigradi rispetto all’era pre industriale. Come ciò sarà realizzato non si sa e non si dice, anche perché – e non è secondario – si tratta di un limite impossibile da rispettare, come tutti sanno. Essere pragmatici può a volte essere fuori luogo, ma imporre un obiettivo solo per il suo valore simbolico, per quanto sia un concetto in sé bellissimo, sembra poco se si ha a che fare con quantitativi di emissioni, radiazioni solari, acqua, caldo e freddo. Bisognerà aspettare il 2018 per sapere, dagli esperti indipendenti delle Nazioni Unite, quali sono i livelli di emissioni compatibili con l’obiettivo degli 1.5 gradi e nel 2023 ci sarà la prima verifica dei risultati, poi si eseguiranno controlli a cadenza quinquennale.

Non bastasse un così serrato programma di controlli, a Parigi è stata riconosciuta in via definitiva l’esistenza di un nuovo diritto, quello di poter inquinare, almeno per un po’ di tempo, nel nome dello sviluppo economico.

I paesi in via di sviluppo potranno bruciare tutto il carbone che vogliono, perché gli europei lo hanno fatto in passato. Osservare che, oggi, la tecnologia per produrre energia pulita esiste e che basterebbe usarla non serve a nulla: anche i venditori di metano e petrolio esistono, del resto, e non si può pensare di mandarli in pensione dall’oggi al domani, nemmeno se si tratta di salvaguardare il pianeta. Ecco, è questo quel ‘massimo che si potesse fare’, e pazienza se sembra poco.

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