L’U.E, dopo il decreto salva-banche, contesta anche il prestito all’Ilva: ‘E’ aiuto di stato’

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L’U.E, dopo il decreto salva-banche, contesta anche il prestito all’Ilva: ‘E’ aiuto di stato’

Si inasprisce di giorno in giorno, la crisi tra l’Italia e l’U.E, che rischia di far calare il gelo nel rapporto tra Bruxelles e il premier Matteo Renzi. Ieri sono diventati ben tre i fronti sui quali è sorto un conflitto tra il nostro paese e l’Unione Europea, che ha bacchettato nuovamente l’Italia per gli aiuti all’Ilva, dopo che precedentemente lo scontro aveva riguardato il decreto salva-banche e il deficit italiano. Proprio ieri era giunta la comunicazione ufficiale, con la quale Bruxelles ha bocciato il piano di salvataggio della Banca Tercas, la banca di Teramo, mentre nelle ultime ore, è stata recapitata una nuova lettera indirizzata al governo italiano, che preannuncia l’apertura di una procedura di infrazione a carico del nostro paese per i finanziamenti di stato finalizzati al salvataggio dell’Ilva.

Nel mirino dell’Ue ci sarebbe l’ultimo prestito elargito dallo stato all’Ilva, che si configurerebbe come aiuto di stato.

Mai come adesso, la conflittualità tra governo italiano e comunità europea, era stato cosi aspro e reiterato, e adesso il governo Renzi starebbe seriamente meditando di ricorrere alla Corte di Giustizia Europea per fare valere le proprie ragioni. Secondo il governo italiano, il prestito deliberato per l’Ilva non sarebbe finalizzato al salvataggio dell’azienda ma sarebbe mirato ad un piano di risanamento ambientale, che la disciplina europea prevederebbe come legittimo.

In caso di esito negativo della procedura di infrazione, il ricorso alla Corte di Giustizia Europea sarebbe l’arma estrema con la quale il governo italiano potrebbe difendersi dalle accuse giunte da Bruxelles. Intanto, sulle accuse mosse dall’Ue relative al decreto salvabanche, si è appreso che nella missiva spedita dalla comunità europea al governo italiano, non è contenuto nessun divieto di tutelare i depositi, ma viene contestato l’intervento governativo che si configurerebbe come aiuto di stato. ‘Pur rispettando il fatto che spetta alle autorità italiane determinare l’approccio e i metodi – si legge nella missiva – è chiaro che la Commissione sarebbe sempre a favore di soluzioni private o basate sul mercato, dove possibile, e ovviamente questo si riflette nelle regole applicabili’.

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