5 gennaio 1968: L’elezione di Dubcek dà il via alla Primavera di Praga

Storia

5 gennaio 1968: L’elezione di Dubcek dà il via alla Primavera di Praga

Le speranze di tutte quelle persone che speravano nella fine del giogo sovietico sulla loro nazione sembrarono trovare risposta nell’elezione di Alexander Dubček come segretario generale del Partito Comunista Cecoslovacco, in sostituzione dell’odiato Antonin Novotny, acceso filosovietico che creò nel paese un clima di violenta repressione e profonda recessione economica. Nato da una famiglia slovacca emigrata in Unione Europea, tornò in patria poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale per lavorare come operaio, entrando a far parte della resistenza comunista durante l’occupazione nazista. Eletto nell’Assemblea nazionale, divenne in breve tempo il segretario del partito comunista per l’area slovacca. Esponente dell’ala più liberale del partito, credeva nel bisogno di distaccarsi dall’autorità sovietica per risollevare la nazione. Si circondò di intellettuali e politici riformatori e, una volta eletto quasi a furor di popolo, diede il via a quel “nuovo corso” politico che voleva introdurre elementi di democrazia nell’opprimente struttura del partito unico.

Nonostante non fosse intenzione del “socialismo dal volto umano” di Dubček rovesciare il comunismo nel paese, Mosca vi iniziò a vedere un pericolo in quanto la posizione centrale della Cecoslovacchia era di grande importanza strategica, soprattutto in quel periodo di inasprimento della Guerra Fredda, e non poteva permettere che uscisse dalla sua sfera di influenza. La cosiddetta dottrina di Breznev, cioè la necessità dell’Unione Sovietica di appoggiare, anche con la forza, regimi di stampo sovietico nei paesi satellite, teorizzata dall’allora leader russo Leonid Breznev, trovò applicazione nell’agosto del 68, dopo che un’ondata di riforme, tra cui la concessione della libertà di stampa e il decentramento amministrativo, aveva risollevato l’entusiasmo nella popolazione. Un breve periodo passato alla storia col nome di Primavera di Praga. L’URSS e gli altri stati appartenenti al Patto di Varsavia inviarono una forza militare ad occupare la nazione per bloccarne la deriva democratica. Ne seguirono furiose proteste che causarono decine e decine di morti, quasi 300000 furono invece le persone che abbandonarono il paese.

Dubček fu espulso dal partito e al suo posto ci furono da allora solo personaggi fantoccio del governo moscovita, mentre nel paese l’occupazione militare rimase costante fino all’avvento di Gorbaciov. Solo dopo la caduta del comunismo poté riprendere la vita pubblica diventando il primo presidente del nuovo parlamento federale cecoslovacco.

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