6 dicembre 343: il “primo” Babbo Natale COMMENTA  

6 dicembre 343: il “primo” Babbo Natale COMMENTA  

Si celebra ogni anno oggi in tutta la cristianità, nell’anniversario della sua morte, San Nicola, che fu vescovo di Myra, oggi in Turchia, dalla vita costellata di leggende e dalla vicissitudini  dopo la morte alquanto avventurose

Nacque probabilmente a Pàtara di Licia, tra il 260 ed il 280, in una famiglia benestante e cristiana.

Persi in giovane età i genitori colpiti dalla peste, ereditò una discreta fortuna che usò per aiutare i poveri della provincia. Si trasferì a Myra dove divenne sacerdote e quindi vescovo.

Durante le persecuzioni anticristiane di Diocleziano finì imprigionato, e dovette attendere la salita al potere di Costantino e la sua politica di tolleranza per essere nuovamente un uomo libero.

Partecipò al grande Concilio di Nicea del 325 contro l’arianesimo, in cui si dice che prese a schiaffi addirittura Ario stesso. Alla sua morte fu subito oggetto di adorazione del popolo che gli dedicò una grande chiesa.

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Molti sono gli episodi sulla sua vita arrivati ai giorni nostri che illustrano la generosità della sua persona. Fece fiorire il grano durante una carestia, salvò tre ufficiali condannati ingiustamente a morte da Costantino, calmò una furiosa tempesta che rischiava di far naufragare alcune navi, resuscitato tre giovani e molto altro ancora. Ma senza dubbio l’episodio più famoso, che ha poi generato la sua fortuna e fama nel corso dei secoli, è quello delle tre ragazze. La leggenda narra che c’era un padre troppo povero per provvedere alla dote delle sue tre figlie, e quindi non gli rimaneva altra scelta se non avviarle alla prostituzione. Nicola, saputo del fatto, per tre notti consecutive gettò nella casa dell’uomo dei soldi avvolti in un panno, preservando così la purezza delle tre fanciulle. Anche le spoglie non ebbero vita tranquilla. Quando Myra cadde in mano musulmana partì una specie di gara tra Bari e Venezia per trafugare la salma e portarla in terra cristiana, attratti dal grande richiamo mercantile che le spoglie di un simile santo avrebbe dato alla città. “Vinse” Bari che con una spedizione di 62 uomini che si fingevano mercanti, ed un’azione degna di un commando, con cui trafugarono la salma quasi sotto il naso dei saraceni, portò il santo in città, l’8 maggio 1087. Fu eretta una maestosa basilica nel punto in cui i buoi che trasportavano il carro con il corpo del santo si fermarono. Venezia non si diede per vinta, e , nel corso della prima crociata, una sua spedizione ritrovò altre reliquie del santo che i baresi non riuscirono a prendere. Queste furono poi traslate nell’abbazia di S. Nicolò. Il culto del santo si diffuse rapidamente in tutta Europa e per celebrare la sua famosa generosità in molte zone divenne tradizione far trovare la mattina del 6 dicembre  dei dolcetti nella camera dei bambini. Nel corso degli anni la sua figura subì varie trasformazioni ma rimaneva costante il dono dei dolci ai bambini. Nacque così nei paesi nordici Santa (Ni)Claus, che premiava i bimbi nuovi a Natale, importato poi anche da noi col nome di Babbo Natale.

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