6 maggio 1527: Il Sacco di Roma

Storia

6 maggio 1527: Il Sacco di Roma

Nel conflitto che stava segnando il Cinquecento europeo, quello tra il re francese Francesco I di Valois e l’imperatore Carlo V d’Asburgo, papa Clemente VII (Giulio de’ Medici) decise di schierarsi al fianco del primo, temendo che l’austriaco volesse riunire l’intera penisola sotto il suo dominio, formando la Lega di Cognac in funzione anti-imperiale. Non potendo occuparsi personalmente della questione col pontefice in quanto impegnato contro gli Ottomani sul fronte orientale, Carlo V mandò a “dissuadere” il papa un reparto di lanzichenecchi, dei fanti mercenari, sotto il comando del duca Carlo III di Borbone-Montpensier, a cui poi si unirono altri soldati spagnoli e tedeschi. Partiti da Trento il 12 novembre 1526, giunti alle mura della città il Borbone decise per attaccare subito e in massa, non avendo l’equipaggiamento per un lungo assedio. Sopraffatte le cinquemila guardie svizzere, i lanzichenecchi, mossi da un forte sentimento anticlericale (erano tutti luterani) e privi di una guida, Carlo III fu ucciso durante i combattimenti addirittura da Benvenuto Cellini, sottoposero Roma a mesi di sfrenato saccheggio, che ha lasciato segni ancora visibili nelle costruzioni più antiche della capitale, con il papa che assisteva al tutto impotente dietro la protezione di Castel Sant’Angelo.

Solo nel febbraio del 1528, stremati da peste e diserzioni, le truppe imperiali si ritirarono da una città ormai sfigurata irrimediabilmente.

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