66 anni fa nasceva Rino Gaetano COMMENTA  

66 anni fa nasceva Rino Gaetano COMMENTA  

Il compianto cantautore Rino Gaetano, avrebbe compiuto oggi, 29 ottobre, 66 anni. E’ nato infatti, con il nome di Salvatore (Salvatorino o Rino) Antonio Gaetano, il 29 ottobre 1950 a Crotone, capoluogo di provincia calabrese – e lui rimarrà sempre molto legato alle proprie origini -. E’ ricordato per la sua voce ruvida e per la pungente e dissacrante ironia dei suoi brani; per i loro voluti nonsense e per la forte denuncia sociale e politica di cui si facevano portavoci, benchè a differenza di molti suoi colleghi, Gaetano abbia sempre rifiutato qualsiasi etichetta. II suo primo vero successo e in generale uno dei maggiori, è stato Gianna, canzone che portò al Festival di Sanremo nel 1978 –  XXVIII edizione della kermesse, condotta da Maria Giovanna Elmi -, classificandosi al terzo posto dietro ad E dirsi ciao dei Mati Bazar e Un’emozione da poco di Anna Oxa. Gianna/Visto che mi vuoi lasciare sarebbe stato il titolo di un suo 45 giri – Visto che mi vuoi lasciare, canzone con ritmo reaggae, sarebbe rimasta inedita su LP -.

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Nel 1967 Rino Gaetano si trasferì definitivamente a Roma e l’anno seguente, con tre amici, fondò la sua prima band, i Krounks, che eseguivano soprattutto cover. Lui suonava il basso e cominciava a scrivere le sue prime canzoni, avendo come artisti italiani di riferimento Enzo Jannacci, Fabrizio De André, Andriano Celentano, il gruppo dialettale e cabarettistico milanese I Gufi, Gian Pieretti – quello della canzone Pietre -, Ricky Gianco – Eva – , e come artisti stranieri Bob Dylan e i Beatles.


Nel 1969 Gaetano si avvicinò al mondo del teatro e iniziò a frequentare il Folkstudio, noto locale romano dove si esibivano molti giovani artisti. Lì conobbe cantautori come Antonello Venditti e Francesco De Gregori. Ma il suo stile atipico, “buffonesco”, ironico pur senza fare cabaret, e dissacrante persino nei confronti del pop, non fu accettato da molti. Lui stesso avrebbe ammesso: “Già quando cantavo al Folkstudio ero al centro di certe discussioni… insomma molti non volevano che io facessi i miei pezzi perché, dicevano, sembrava che volessi prendere in giro tutti”. Inoltre era poco interessato agli ideali di sinistra, altro motivo per cui fu contestato ed “emarginato” al Folkstudio. Riuscì comunque ad esibirsi con Venditti in alcuni spettacoli di cabaret e tra il 1970 e il 1971 a prendere parte a diverse rappresentazioni teatrali: recitò i poemi di Vladímir Vladímirovič Majakovskij, interpretò Estragone in Aspettand Godot di Samuel Beckett e la volpe in Pinocchio di Carmelo Bene.


Nel 1974 Rino incise il suo primo album, Ingresso libero, alludendo a come avvenne il suo ingresso nel mondo della musica. Il lavoro, però, non riscosse grande successo, mentre il 45 giri tratto dall’album Tu, forse non essenzialmente tu/I tuoi occhi sono pieni di sale ebbe maggior fortuna, catturando soprattutto l’attenzione di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, che inserirono più volte i due brani nella scaletta del loro programma radiofonico Alto gradimento. Rispetto al primo 45 giri, le canzoni di questo nuovo lavoro avevano contenuti più socialmente impegnati ed interessanti, in quanto toccavano temi come l’emarginazione e l’alienazione industriale.

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Nello stesso anno Rino Gaetano scrisse tre canzoni per Nicola Di Bari, una delle quali, Ad esempio a me piace… il Sud, andò a Canzonissima, ma venne subito eliminata. Al contrario la sua versione in spagnolo, Por ejemplo, ottenne un grande riscontro in America Latina.

Il successo, per l’artista, arrivò l’anno successivo con il 45 giri Ma il cielo è sempre più blu, titolo di una delle sue canzoni più celebri, in cui raccontò diversi spaccati di vita quotidiana, descrivendoli con ironia, luoghi comuni e contraddizioni. A dispetto del titolo e della musica, si tratta di un pezzo triste e amaro.

In quello stesso anno Rino Gaetano scrisse insieme a Bruno Franceschelli Ad esempio a me piace…, una commedia in due tempi che era una sorta di mix tra musica e teatro, ma che non riuscì mai ad andare in scena.

Arrivarono poi l’LP intitolato Berta filava, come il titolo della nota canzone, e un LP dal titolo Mio fratello è figlio unico, – che sarebbe stato anche il titolo di un film del 2007 diretto dal regista Daniele Lucchetti ed interpretato da Riccardo Scamarcio e da Elio Germano -,  nel quale propose argomenti drammatici, in primis la solitudine e  l’emarginazione, ed utilizzò nuovi strumenti come il sitar, il banjo ed il mandolino.

Nel 1977 pubblicò il suo terzo album, Aida: Aida come l’opera di Giuseppe Verdi, ma intesta anche come incarnazione di tutte le donne italiane e dell’Italia stessa, di cui  l’artista raccontò la storia in modo disincantato.

La popolarità di Rino Gaetano cresceva e lui cominciava ad essere invitato in tv: nel ’77 presentò a Domenica In, allora condotto da Corrado, il brano Spendi spandi effendi, dal quale però dovrà togliere una parolaccia (“coglione”). Fu introdotto in trasmissione da Gino Paoli, che  lo presentò come “l’erede di un certo tipo di nonsense, di marinetterie, del surrealismo più antico”. Da lì Gaetano diventò famoso anche per i suoi tipici look eccentrici.

Quell’estate venne invitato ad esibirsi al Festival Bar dal produttore e conduttore del programma, Vittorio Salvetti, e a fine gennaio 1978 presentò Gianna a Sanremo: per la prima volta veniva pronunciata al Festival la parola “sesso”, presente nel testo della canzone.

Nello stesso anno Gaetano condusse su Radio Uno un programma intitolato Canzone d’Autore, nella quale musicisti emergenti venivano invitati a commentare un proprio brano musicale per farsi conoscere. La sigla del programma era E cantava le canzoni, tratta dal quarto album del cantante.

Dal medesimo lavoro venne tratta Nuntereggae più, una delle canzoni più famose e discusse di Gaetano, per via dei numerosi riferimenti politici e del lungo elenco di nomi di personaggi noti presente nel testo.

In quell’anno Gaetano partecipò a una tournée e ad alcune manifestazioni serali, la più famosa delle quali fu sicuramente Discomare ’78 e in particolare la serata finale svoltasi nella Valle dei Templi di Agrigento il 23 agosto 1978. Il cantante avrebbe dovuto presentare Nuntereggae più, ma la Rai provò ad impedirglielo e Gaetano per protesta abbandonò la manifestazione.

Come è noto la carriera di Rino Gaetano terminò prematuramente e tragicamente: il 2 giugno 1981, alle 3.55 di notte, dopo una serata trascorsa nei locali, egli stava tornando a casa, da solo, a bordo della sua auto, quando con questa invase la corsia opposta. Il camion che stava passando in quel momento, non potè evitare l’impatto. Il giovane cantautore, 31 anni ancora da compiere, batté violentemente la testa contro il vetro e il petto sul volante e perse conoscenza. L’autopsia parlò di un possibile collasso che aveva avuto prima dell’incidente, mentre il camionista raccontò di aver visto Rino accasciarsi di lato e iniziare a sbandare per poi riaprire gli occhi qualche attimo prima dell’impatto.

Quando arrivarono i soccorsi, l’artista era in coma e, giunto al Policlinico Umberto I di Roma, gli fu riscontrata una frattura alla base cranica, varie ferite sulla fronte, una frattura e una sospetta frattura. Ma l’ospedale non disponeva un reparto di traumatologia cranica e in altre strutture non si riuscì a trovare posto. Rino Gaetano morì dunque all’Umberto I, alle 6 del mattino. In seguito vi furono molte polemiche in merito al suo mancato ricovero, venne aperta un’inchiesta e vi fu persino un’interrogazione parlamentare.

I funerali dell’artista si tennero il 4 giugno nella Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, quella in cui lui avrebbe dovuto sposarsi poco tempo dopo con la fidanzata Amelia. Oggi è sepolto al noto Cimitero del Verano a Roma.

L’autentico successo fu raggiunto postumo da Rino Gaetano, soprattutto dopo il 2000 e in particolare tra le nuove generazioni: oggi è considerato un artista di culto. Nel 2007 Rai 1 trasmise anche una miniserie su di lui, intitolata Ma il cielo è sempre più, come il suo famoso brano. Ad interpretare il cantautore è stato Claudio Santamaria. Nella foto, Rino Gaetano canta Gianna a Sanremo ’78 con in testa una tuba nera regalatagli da Renato Zero pochi giorni prima.

 

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