8 x Mille: un occhio (critico) di riguardo per una “scelta” consapevole

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8 x Mille: un occhio (critico) di riguardo per una “scelta” consapevole

Con i primi mesi dell’ ‘anno nuovo comincia sistematicamente anche il bombardamento mediatico dell’ 8 x Mille. Loop incredibili di poveri bambini dal ventre gonfio con il volto invaso dagli insetti in un accogliente abbraccio fatto di arcobaleni e colori caldi. Racconti di vite spezzate, donne con occhi lividi, uomini con lise camicie e una vecchia ventiquattrore in cui tengono solo carta straccia, un panino, una Becks e qualche sigaretta. Schiere di vocianti ragazzetti che corrono e cantano in cerchio accogliendo la rassicurante figura di un sacerdote, con il suo colletto bianco, l’abito nero e un angelico volto paterno. Imponenti inquadrature dal basso di chiese che si stagliano verso il cielo illuminate dalla sempre emozionante luce crepuscolare. Il tutto ovviamente accompagnato dall’intramontabile Gabriel’s Oboe, colonna sonora del film Mission.

E poi?
E poi c’è lo Stato. E poi ci sono gli altri. E poi ci siamo noi…forse.

L’argomento desta ogni anno polemiche di ogni tipo, dal “perché dovrei devolvere una parte dei miei soldi alla religione” al “non voglio finanziare le tasche dello Stato che già è ricco a sufficienza“. La triste realtà ahimè non sta nel mezzo, o forse si, ma non come ci aspettiamo.

E’ infatti un circolo vizioso, per essere certi di sapere a chi andranno i fondi si deve obbligatoriamente scegliere una delle sei istituzioni religiose previste dalla legge (che ovviamente non le include tutte, nemmeno quelle maggiori). Se questo non ci sta bene le opzioni più gettonate sono due: lo Stato e l’astensione.

Il problema – molto poco democratico, ma di che ci meravigliamo? – è che la scelta dell’ 8 x Mille funziona più come un referendum che come una votazione univoca.

Gli astensionisti non sono “voti in meno”, bensì voti da conteggiare a parte e da dividere comunque tra le istituzioni scelte, secondo calcoli e percentuali che tanto noi comuni mortali mai arriveremo a comprendere davvero.
Rimane lo Stato. L’unico a non impiegare nemmeno un centesimo del ricavato in pubblicità. L’unico la cui cassa si trasforma magicamente in una macchina di Leonardo che, dopo aver mantenuto una parte di soldi per il bilancio annuale, li smista in modo non particolarmente equo (in termini precentuali). Facciamo un esempio:
indicativamente poco meno del 50 % del restante va alla conservazione dei beni culturali legati al culto cattolico, seguita da un 25% per le calamità naturali, un 23% per la conservazione dei beni culturali civili e le ultime briciole per la fame del mondo (del resto le briciole sempre cibo sono) e l’assistenza ai rifugiati.
[I dati sono approssimativi, per un confronto vi invito a consultare il rendiconto pubblicato dal sito del governo. E’ ovviamente aggiornato ad alcuni anni fa, dato che lo Stato ci mette almeno tre anni prima di rendere pubblici certi conteggi]

Inutile dire che anche la mente meno accorta noterà che c’è qualcosa che non va.
Non firmare equivale a lavarsene le mani e lasciare che altri scelgano per noi, e firmare per lo Stato..beh di poco differisce.

Che fare a questo punto?
Il problema ovviamente non si pone per chi professi una determinata fede (purché rientri tra quelle “elette”), ma tutti gli altri?

Non resta che seguire la massa, per i meno volenterosi, o andarsi a spulciare i siti e i portali informativi di ogni comunità per vedere in cosa vengono devoluti, almeno sulla carta, i fondi ricavati.
Ma anche questo non è così immediato: non tutti – anzi in realtà ben pochi – mettono in pubblica piazza i dettagli dei propri traffici monetari.
Lo Stato è particolarmente lento a riguardo, la Chiesa Cattolica piuttosto reticente pubblica un sunto delle spese “per il sostentamento del clero (e che fetta!), esigenze di culto della popolazione, interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo” dividendole tra le principali voci.
Simili sono le ripartizioni per la Chiesa Evangelica Luterana che applica anche la medesima politica di informazione: un rendiconto generico senza specifici riferimenti ai progetti finanziati.
L’Unione delle Comunità Ebraiche esclude il sostentamento dei rabbini per promuovere e finanziare il mantenimento culturale del patrimonio ebraico.

Il sito internet però non riporta attualmente alcun resoconto se non qualche dato di diversi anni fa.
Le Comunità Cristiane Avventiste del Settimo Giorno si impegnano nel sociale, nell’assistenza umanitaria e culturale nazionale e all’estero. Ogni anno un resoconto dettagliato e un archivio delle spese degli anni precedenti vengono messi a pubblica disposizione.
La Chiesa Valdese esclude dalle sue percentuali le attività religiose e spirituali della Chiesa, la costruzione di locali di culto il mantenimento dei pastori scegliendo di impiegare solo il 5% a fini pubblicitari e il resto per progetti di natura assistenziale, sociale e culturale.
Stesse finalità per le Assemblee di Dio, ma con un sunto generico sui campi d’azione senza alcun rendiconto effettivo.

Che dire? Se dobbiamo fare il gioco altrui, almeno cerchiamo di farlo consapevolmente.

M.G.
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Per chi volesse consultare le sezioni dedicate all’ Otto x Mille delle 7 istituzioni succitate, seguono i link ai rispettivi siti internet:
http://www.governo.it/
http://www.8xmille.it/ (chiesa cattolica)
http://www.chiesaluterana.it/8-x-mille-2/
http://moked.it/dossier/otto-per-mille/ (ebrei)
http://www.ottopermillevaldese.org/opm/index.php
http://www.assembleedidio.org/seas.php
http://www.ottopermilleavventisti.it/2012/

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