9 gennaio 1960: Inizia la costruzione dell’Alta Diga di Assuan COMMENTA  

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Per millenni la civiltà sorta intorno al Nilo si basava sulle imprevedibili piene estive del fiume, le cui inondazioni lasciavano sul terreno il famoso limo, che depositava ricche sostanze fertilizzanti.

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Quando, alla fine del XIX secolo, gli inglesi occuparono il paese, capirono che, in quell’epoca di costante progresso e industrializzazione, era inutile continuare ad affidarsi alla casualità della natura, e decisero di costruire una diga che permettesse di regolare l’afflusso delle acque dall’Etiopia in modo ottimale per i ritmi dell’agricoltura locale.

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Individuarono come posto ideale per la sua costruzione la prima cateratta del fiume, nei pressi della cittadina di Assuan. I lavori iniziarono nel 1898 e si conclusero quattro anni dopo.

Fin da subito le dimensioni della diga, alta 54m, si dimostrarono inadeguate al volume d’acqua. Le due successive campagne di innalzamento si rivelarono ugualmente inutili.

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Si decise così, invece di alzare per la terza volta la struttura, di costruire una nuova diga, più capiente e funzionale, a monte di quella vecchia. Si era negli anni 50 del secolo scorso e nel frattempo la monarchia era stata rovesciata dal colpo di stato del generale Nasser. Fortemente nazionalista e con tendenze socialiste, voleva che il suo popolo si affrancasse dalla dipendenza delle potenze europee. Ed è in quest’ottica che, ad esempio, intraprese la nazionalizzazione del Canale di Suez. La costruzione della nuova diga era uno dei capisaldi del suo programma di ammodernamento della nazione. All’inizio gli Stati Uniti si offrirono di dare un aiuto economico per il progetto, ma poi, in seguito a disaccordi politici, si ritirarono. Allora Nasser, approfittando del clima teso di quegli anni di Guerra Fredda, si rivolse ai sovietici, che furono ben contenti di partecipare, pagando un terzo del costo totale dei lavori e inviando ingegneri, macchinari e mano d’opera specializzata. Fu così possibile far partire i lavori, che si conclusero nel 1970. Lunga 3600 metri, larga fino a 980, con un’altezza di 111 metri, è una delle più imponenti del suo genere. Contemporaneamente all’inizio dei lavori l’UNESCO lanciò una grande operazione internazionale tesa alla salvaguardia di tutti quei tesori archeologici ed artistici che sarebbero stati sommersi dalle migliaia di metri cubi d’acqua del nuovo invaso. Meraviglie come il tempio di Abu Simbel o gli edifici dell’isola di Philae (già gravemente danneggiati dopo la costruzione della prima diga) furono interamente smontati e rimontati in luoghi al sicuro dall’acqua. Il governo egiziano per ringraziare quegli stati che hanno partecipato all’opera di salvataggio regalò alcuni dei monumenti salvati. E’ così ad esempio che il Tempio di Ellesija è presente al Museo Egizio di Torino. Nonostante i gravi problemi ecologici e sociali che la sua costruzione ha portato, minando un equilibrio che durava da millenni, i vantaggi per la popolazione furono molteplici, come ad esempio una miglior resa agricola, con la possibilità di affrontare con successo eventuali carestie, e una maggior disponibilità di energia elettrica.

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