A cosa serve il riccometro COMMENTA  

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Dopo il redditometro ecco che piomba sulle teste dei cittadini un’altro strumento di controllo delle spese.
Si chiama riccometro – tecnicamente Isee – che fotograferà con maggiore attenzione la situazione reddituale e patrimoniale dei contribuenti.
In sostanza servirà per analizzare la situazione familiare per l’accesso ai servizi pubblici: dall’asilo nido all’università, dagli assegni di maternità agli sconti sulle bollette della luce e sui canoni telefonici.

Co il riccometro le amministrazioni pubbliche misureranno in modo più attento il patrimonio. Non solo auto di lusso, moto potenti (sopra i 500 cc) e le barche ma anche l’ammontare dei conti correnti, gli investimenti in azioni, fondi d’investimento e anche in Bot e Btp.

Le misurare la condizione economica della famiglia diventa più stringente anche sui redditi. Andranno dichiarati anche se non vengono tassati con l’Irpef: è il caso dei redditi d’affitto (che pagano la cedolare) o dei salari di produttività, ma anche – e questa è una novità non certo gradita – i trattamenti assistenziali e previdenziali e le “carte di debito”, cioè gli importi caricati sulla “social card”.
Particolarmente pesante sarà la stretta sui redditi immobiliari.

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I nuovi criteri prendono a riferimento il valore delle case e dei terreni ai fini Imu, cioè con la rendita rivalutata del 60%. Si potrà però sottrarre il mutuo residuo ed è previsto un abbattimento di un terzo per chi vive nella casa (oltre ad uno sconto legato al numero dei familiari). Prevista una franchigia di 7.000 euro per chi vive in affitto

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