A novembre l’inflazione falcidia gli stipendi

Economia

A novembre l’inflazione falcidia gli stipendi

Il Ministro del Welfare, Elsa Fornero, lo aveva detto e puntuale è arrivata la conferma: gli stipendi italiani sono bassi, troppo. E la crisi in atto, cui non si riesce a porre argine, riduce non poco il potere d’acquisto degli italiani. A certificarlo, è l’Istat, che a novembre registra un divario record tra la crescita dei prezzi su base annua e quella riguardante le retribuzioni: mentre infatti i primi aumentano del 3,3%, le seconde avanzano solo dell’1,5%. In un quadro simile, si comprende facilmente come la corsa sempre più aggressiva dell’inflazione eroda il potere di acquisto degli stipendi costringendo le famiglie a comprimere i consumi, dando così il loro contributo all’allontanamento della ripresa. Una tendenza che proprio a novembre ha toccato il culmine, visto che in questo mese le retribuzioni sono rimaste praticamente al palo. Il divario di cui stiamo parlando, pari ad 1,8 punti in percentuale, è il più alto dal 1997.

Se il dato, già di per sé risulta preoccupante, lo diventa ancora di più per i dipendenti pubblici: mentre infatti i loro colleghi del settore privato possono consolarsi con aumenti, nei primi undici mesi dell’anno, nell’ordine dell’1,9%, per loro la variazione risulta praticamente nulla, ad eccezione dei vigili del fuoco. i dati in questione, sono l’ennesima preoccupante conferma di un problema che in Italia è stato spesso messo da parte, preferendo parlare di altre cose e che si sta inesorabilmente trasformando in una palla al piede per il sistema paese, in quanto costringe masse sempre più vaste di cittadini a tirare la cinghia e a risparmiare anche su consumi vitali. Diventa sempre più urgente una riflessione su un sistema di tassazione che opprime imprese e lavoratori, ma il nostro sistema politico sembra molto più appassionato ad altri problemi, falsi, come quello rappresentato dall’Articolo 18.

Euro
Stipendi troppo leggeri

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