Aborto terapeutico: procedura e tempi necessari

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Aborto terapeutico: procedura e tempi necessari

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Quando la gravidanza presenta complicazioni per la donna e per il feto è possibile abortire anche dopo i primi 9 giorni. Come? Grazie all’aborto terapeutico

Per legge l’aborto può essere praticato entro e non oltre il primo trimestre di gravidanza (novanta giorni). Se però si riscontrano complicazioni o problemi per il feto e la madre, la legge 194 del 1978 permette di abortire anche dopo il termine consueto. In questo caso si parla di aborto terapeutico. Si può ricorrere all’aborto terapeutico solo in due casi. Quando la gravidanza e il parto costituiscono un grave pericolo per la vita della donna e nel caso in cui il feto presenti malformazioni o malattie. Anche queste rappresentano un pericolo psicofisico per la donna, oltre che per il feto.

Quali sono i tempi necessari per procedere? In realtà la legge è abbastanza vaga perché prescrive che l’aborto debba avvenire prima che il feto possa vivere autonomamente fuori dall’utero materno.

In sostanza prima che nasca e che sia vivo. Questo perché anche se il feto dovesse nascere vivo, la legge obbliga i medici a rianimarlo. La legge è controversa, ma se il feto presenta malformazioni o malattie o è la salute della donna a essere in pericolo, meglio agire in fretta.

Tuttavia, dato che ci sono stati casi in cui feti di 23-24 settimane sono sopravvissuti, il termine convenzionale per l’aborto terapeutico è fissato, in caso di malattie o malformazioni fetali, a 22 settimane più 2 o 3 giorni. Se però si attesta con certezza che il feto non avrà possibilità di sopravvivere dopo la nascita, il termine può essere fissato anche dopo le 22 settimane. Cosa succede se le malformazioni al feto vengono diagnosticate dopo il termine consentito dalla legge italiana? E quando per la donna nascono complicazioni dopo il termine? In entrambi i casi nessuna eccezione, le donne dovranno andare all’estero per abortire.

Qual è la procedura? Se lo si pratica entro le 15-16 settimane, l’aborto terapeutico avviene chirurgicamente, per aspirazione o raschiamento.

Dopo questo termine, bisogna ricorrere al travaglio abortivo, cioè all’espulsione del feto mediante contrazioni indotte. Per far questo ci sono due strade: la prima consiste nella somministrazione di prostaglandine per via vaginale, la seconda prevede l’assunzione della pillola abortiva RU486. Il primo caso prevede la somministrazione di farmaci che inducono il travaglio e danno avvio alle contrazioni. In questo caso avverrà un vero e proprio parto. Nel secondo il procedimento è simile ma la pillola dimezza i tempi del travaglio. La pillola però può essere somministrata solo negli ospedali, ma non tutti seguono questa procedura.

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