Adesso tocca al mercato del lavoro

Economia

Adesso tocca al mercato del lavoro

Elsa Fornero
Elsa Fornero

Emanati i provvedimenti concernenti le liberalizzazioni, adesso il governo Monti si appresta a mettere mano al mercato del lavoro. Questa mattina alle 10 a Palazzo Chigi il premier avvierà le trattative con i rappresentanti dei lavoratori e degli imprenditori, in modo da fare il punto su quanto è emerso sino ad ora. Insieme a Monti ci saranno i ministri Corrado Passera (Sviluppo economico), Elsa Fornero (Lavoro e politiche sociali), Francesco Profumo (Istruzione) e Vittorio Grilli (viceministro all’Economia) e il sottosegretario Antonio Catricalà. La controparte sarà formata dai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria, Anie, Abi e Rei imprese Italia. Mario Monti, ha voluto invitare tutti a una discussione “senza pregiudiziali” e si è detto contrario alle trattative che si aprono con dei tabù, e sin qui non possiamo che essere d’accordo, ma allora si faccia in modo che anche il reddito minimo garantito non sia più un tabù in uno dei pochi paesi dell’Occidente avanzato che non prevede forme di sostegno al reddito di chi non riesce a trovare un lavoro.

Se invece si vuole limitare la discussione al tema dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, vuol dire che si sta per sprecare l’ennesima occasione per ammodernare veramente un paese preda di sacche di privilegio e residui arcaici che caricano il sistema di pesi insopportabili. Sembra che comunque qualcuno, anche nel governo, abbia compreso la gravità della situazione, se si pensa che il ministro Passera ha voluto dichiarare che bisogna dare risposte urgenti ai 6-7 milioni di disoccupati, inattivi e sottoccupati che in questo momento ci sono in Italia.
Sul tavolo, come ha spiegato il presidente del Consiglio, ci sarà innanzitutto “la semplificazione, con la riduzione delle segmentazioni” e con un’attenzione particolare ai giovani e “al miglioramento qualitativo del lori ingresso nel mondo del lavoro”. In base a questa impostazione, si partirà quindi con ogni probabilità dalla diminuzione del numero dei contratti per l’ingresso nel mercato del lavoro, dall’aumento della produttività media e dei salari reali, dalla ripresa dell’occupazione e dalla riorganizzazione degli ammortizzatori sociali.

Sperando che le parti sociali, sindacati e organizzazioni datoriali, non pensino come al solito solo a portare acqua al proprio mulino e rispettino la loro funzione di classe dirigente di un paese che ha disperato bisogno di una guida intelligente e non mossa da gretti interessi di parte.

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