Come adottare un bambino profugo COMMENTA  

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La guerra in Medio Oriente ha spinto molte famiglie ad emigrare, anche se non tutti sopravvivono al viaggio. Come si adotta un bambino profugo rimasto solo?

La guerra in Medio Oriente contro l’Is ha reso impossibile la vita in Paesi che da mesi subiscono bombardamenti, fame e devastazioni. Molti hanno deciso di intraprendere la via della fuga e di emigrare. Tuttavia molte famigli sono state distrutte e spesso sono i bambini a pagarne le conseguenze. Soli, in Paesi stranieri, sono alla mercé della malavita e dello sfruttamento. Lo stato di profugo non garantisce sicura protezione ai bambini. Ma non tutto è perduto, anche noi possiamo fare la nostra parte.


È però possibile dare un futuro migliore a un bambino profugo grazie all’adozione. I bambini adottabili sono quelli riconosciuti dal nostro Paese in stato di abbandono. Lo stato di abbandono prevede che questi bambini siano soli, che non hanno più parenti né nella nazione d’origine né in un altro Paese. In questo caso è possibile adottarli seguendo una procedura che prevede, in primis, l’ottenimento dell’idoneità di adozione da parte della coppia interessata. L’idoneità può essere ottenuta presentando dei documenti alla cancelleria del tribunale dei minori nella città in cui la coppia risiede.


Dopo 15 giorni dalla presentazione della richiesta, se l’esito è positivo, il giudice minorile invia la documentazione ai servizi territoriali. Entro 4 mesi dal ricevimento del materiale, i servizi territoriali devono stilare un rapporto da inviare al tribunale dei minori. Nel documento valutano la capacità di prendersi cura di un bambino della coppia oltre alla situazione socioeconomica dei futuri genitori.


Due mesi dopo la ricezione del rapporto dei servizi territoriali, il giudice può convocare nuovamente la coppia per ulteriori conferme e decidere se concedere l’idoneità. Se l’idoneità viene ottenuta, la coppia ha un anno di tempo per cominciare la procedura di adozione internazionale. La coppia dovrà rivolgersi a uno degli enti preposti dalla Commissione per le adozioni internazionali. A questo punto è l’ente scelto che si fa carico della procedura d’adozione nel Paese scelto dalla coppia e non necessariamente deve essere un’altra nazione.

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Più a rischio sono però i minori che hanno lasciato a famiglia in patria o in un altro Stato e si trovano soli in Italia. Questi bambini e adolescenti non possono essere adottati ma essere affidati. L’affidamento non è un’adozione. Infatti i minori rimangono figli dei propri genitori, ma hanno la possibilità di essere mantenuti da un’altra coppia per un periodo. Così possono accedere all’istruzione, alla sanità e a tutti quei servizi di cui beneficiano i cittadini italiani. Conquistano il diritto a vivere e a costruirsi un futuro lontano dalla fame e dalla guerra.

L’affidamento, a differenza dell’adozione, è una misura temporanea ma allo stesso modo preziosa perché  garantisce un futuro a chi pensava di averlo perso per sempre.

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