Al Lago di Candia la Provincia avvia le operazioni per contenere la popolazione di due scomodi “ospiti”

Torino

Al Lago di Candia la Provincia avvia le operazioni per contenere la popolazione di due scomodi “ospiti”

La Provincia di Torino interverrà nel Parco Naturale del Lago di Candia, per contenere due specie che stanno alterando in modo significativo gli equilibri naturali dell’ecosistema lacustre: il Fior di Loto ed il Gambero della Louisiana. A questo fine la Provincia ha ottenuto un finanziamento nell’ambito del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Piemonte – misura 323. I fondi saranno utilizzati per realizzare un più ampio programma per la “Valorizzazione ed incremento della biodiversità nella rete ecologica provinciale”. Il programma comprende una serie coordinata di progetti, che saranno realizzati in sette località, individuate come nodi della rete ecologica provinciale, con l’obiettivo di conservare la biodiversità, tutelare gli habitat naturali e le specie rare presenti. Gli interventi saranno affiancati da una campagna di comunicazione, per sensibilizzare l’opinione pubblica e gli amministratori locali sul valore, anche economico, della biodiversità e dei servizi che l’ambiente naturale offre agli uomini, i cosiddetti servizi ecosistemici.

Marco Balagna, Assessore provinciale ai Parchi e Aree Protette, ricorda che “il Parco naturale del Lago di Candia è riconosciuto a livello europeo come Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.) e come Zona di Protezione Speciale (Z.P.S.), in quanto rientra nelle strategie di conservazione della natura sancite dalle Direttive Habitat ed Uccelli dell’Unione Europea.

La preservazione dell’equilibrio e della biodiversità naturali passano necessariamente attraverso il contenimento delle specie esotiche invasive, la cui diffusione è un fenomeno in costante crescita nell’intero territorio nazionale, che determina in molti casi la scomparsa di habitat e specie indigene”. “Siamo convinti che laperdita di biodiversità sia un problema che riguarda tutta la società e non solo gli addetti ai lavori. – sottolinea l’Assessore Balagna – Insieme alle specie ed agli habitat possono andare perse le tradizioni, le culture e i valori identitari delle comunità locali. Senza dimenticare che vi sono risorse naturali che producono beni economici: il pescato, il foraggio, il legname, i servizi come il rifornimento e la depurazione dell’acqua, l’impollinazione, la fertilizzazione del suolo. Vi sono inoltre casi in cui le nuove specie introdotte rappresentano un problema sanitario, sia per gli animali e le piante di cui spesso sono parassiti, sia per l’uomo: basti pensare all’Ambrosia, piccola pianta infestante colpevole di così tanti casi allergici da indurre alcuni Comuni ad emettere specifiche ordinanze per contrastarne la diffusione, con costi tutt’altro che irrisori”.

COME FUNZIONERA’ IL CONTENIMENTO DELLE SPECIE DANNOSE

In qualità di Ente gestore del Parco naturale del Lago di Candia, la Provincia di Torino (in accordo con la Commissione di Gestione e di Indirizzo del Parco), ha costruito una rete di contatti con soggetti istituzionali ed organismi di ricerca qualificati: la Regione Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Mantova, il Parco del Mincio, l’Istituto Zooprofilattico del Piemonte e della Valle d’Aosta, il CNR di Venezia.

Grazie alle collaborazioni avviate e al finanziamento ottenuto dal PSR, nei prossimi mesi saranno realizzatiinterventi sperimentali di cattura dei Gamberi della Louisiana e di taglio del Fior di Loto. La specie botanica è ritenuta responsabile della sparizione della pianta acquatica Limnantemio (Nymphoides peltata) e delle Ninfee, ma anche della forte riduzione del Nannufaro(Nuphar lutea) e della Castagna d’acqua (Trapa natans). Da notare che la Castagna d’acqua, oltre ad essere fondamentale nel periodo primaverile per la fauna ittica, accumula nei tessuti vegetali le sostanze fertilizzanti che giungono al lago dai terreni agricoli circostanti: per questo motivo il Parco, con risorse proprie, procedeva ogni anno alla sua asportazione, per sottrarre all’acqua ingenti quantità di nitrati e fosfati e mantenerne sotto controllo il livello di eutrofizzazione. L’assenza della Castagna nel ruolo di “accumulatore” rischi di far aumentare la quantità di nutrienti disciolti nell’acqua del lago, determinando un peggioramento della qualità e della trasparenza delle acque ed un probabile superamento dei valori ammessi dalle normative relative alla qualità delle acque e alla balneazione.

La lotta alle specie esotiche invasive sarà condotta anche su altre specie arboree ed arbustive presenti nell’area, le quali, seppur meno evidenti, esistono e sono in rapida espansione: Ailanto, Robinia, Acero americano, Bambù, Fitolacca, Buddleja.

Il progetto di tutela della biodiversità prevede inoltre la realizzazione di due ecodotti sotterranei, con barriere semifisse, per la protezione degli anfibi (in particolare i Rospi), che attraversano la vicina Strada Provinciale per raggiungere la zona paludosa dove si riproducono. E’ previsto inoltre un corridoio ecologico di circa 800 metri, costituito da un’estesa fascia vegetata di alberi ed arbusti lungo il canale costeggia il lato occidentale della palude. Saranno infine realizzati interventi di miglioramento forestale nei boschi umidi di proprietà pubblica.

QUANDO LA SPECIE OSPITE FA SOLO DANNI

Il Gambero della Louisiana (Procambarus clarkii) è originario degli Stati Uniti centro-meridionali, portata in Spagna nel 1972 per fini alimentari. E’ una delle specie aliene invasive più dannose per l’ambiente e la biodiversità, poiché èportatrice sana dell’afanomicosi, una patologia che letale per la specie nativa di Gambero di fiume (Austropotamobius pallipes). La sua aggressività, la resistenza allo stress e l’efficienza riproduttiva determinano un vantaggio competitivo sulle altre specie che rapidamente soccombono.

L’abitudine di scavare tane nel fango profonde fino a cinque metri determina un aumento della torbidità delle acque e della permeabilità dei terreni, producendo crolli diffusi nelle arginature. Pur essendo commestibile, il consumo del Gambero della Louisiana deve essere assoggettato a verifiche sanitarie preventive, poiché l’animale può accumulare metalli pesanti e tossine prodotte dalle alghe. Il Gambero della Louisiana tollera condizioni ambientali non ottimali, come acque inquinate, poco ossigenate, calde e persino salmastre. Si muove anche sulla terraferma, fino a tre km di distanza dall’acqua. Si nutre di tutto ciò che trova, animale o vegetale, divora le macrofite e i germogli delle piante, i girini, le rane e gli avannotti dei pesci. Queste caratteriste biologiche, unite ad un ciclo vitale relativamente corto (12-18 mesi) con un tasso di crescita molto elevato (50 grammi in 3-5 mesi), una maturità sessuale precoce ed una capacità riproduttiva pari a quattro volte quella delle specie autoctone, fanno del Gambero della Louisiana una specie estremamente pericolosa e dannosa non a caso soprannominata “Gambero killer”.

Il Fior di Loto (Nelumbo nucifera), seppure apparentemente ben inserita nel paesaggio, è una pianta esotica, originaria dell’India delle regioni tropicali dell’Asia e del Nord-Est dell’Australia diffusa ad opera dell’uomo al di fuori del suo areale originario per motivi ornamentali, a seguito della bellezza dei suoi fiori.

Si tratta però di una specie estremamente infestante, in grado di moltiplicarsi per via vegetativa con grande velocità grazie all’allungamento di grossi rizomi (fusti sotterranei). Le foglie, galleggianti ed emergenti, possono raggiungere i 90 cm di diametro e “soffocare” tutte le altre piante acquatiche. La presenza del Fior di Loto comporta la rapida colonizzazione di ampie, superfici grazie alla vigorosa velocità di propagazione; la scomparsa delle piante acquatiche autoctone, con danni anche per gli animali ad esse legate (pesci ed uccelli in particolar modo); la creazione di ostacoli alla navigazione e all’accesso ai punti di approdo sulle rive. La specie non è di alcun interesse faunistico, poiché non è fonte alimentare per gli animali e non è in grado di sostenere i nidi galleggianti degli Anatidi come lo Svasso maggiore.

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