Alemanno perde la battaglia Acea: il referendum è salvo COMMENTA  

Alemanno perde la battaglia Acea: il referendum è salvo COMMENTA  

 Il dl 13872011 art.4 , diceva che, se gli enti pubblici proprietari delle azioni scendono fino al 30%, questo avrebbe garantito i contratti e le concessioni in essere, eliminando l’obbligo di sottoporli al vaglio della concorrenza attraverso gare a evidenza pubblica.

Tale norma di fatto ha trasformato il monopolio pubblico in privato e, mentre tutto il resto passa attraverso le gare d’appalto, le aziende che intraprendono il percorso della privatizzazione sono preservate dalle gare stesse.

Questo è stato il ragionamento seguito da Alemanno riguardo alla questione di Acea. Il sindaco aveva più volte sostenuto di “essere obbligato” a vendere le quote , ma quando si è proposto, in alternativa alla vendita, la liberalizzazione, ovvero la messa in gara del servizio di illuminazione pubblica, gli azionisti privati di Acea ( tutti amici della sua cricca), hanno alzato la voce, minacciando di chiedere il risarcimento danni.

Il povero Alemanno ha dunque insistito sulla necessità di privatizzare proprio per non pagare gli azionisti privati, gli stessi che hanno tutto l’interesse di assumere la gestione di Acea , una volta privata della maggioranza pubblica.

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Per fortuna tuttavia la sentenza della Corte Costituzionale ha demolito il presupposto delle scelte di Alemanno, così a Roma si potrà mettere a gara il servizio di illuminazione pubblica e mantenere pubblica la maggioranza azionaria del principale gestore di servizi idrici;  per la stessa ragione inoltre, nel resto d’Italia, si potranno riscrivere le norme sui servizi pubblici locali nel pieno rispetto della volontà referendaria dei cittadini.

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